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Il DM 33/2018 minaccia i gerani della nonna

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Il problema dell’uso dei prodotti fitosanitari da parte di noi semplici hobbisti del verde iniziò a manifestarsi nel 2015 quando entrò infatti in vigore il PAN, Pian d’Azione Nazionale, per la regolamentazione della vendita e dell’uso dei prodotti fitosanitari.

Nonostante tale Piano non chiarisse quali avrebbero dovuto essere i confini e le caratteristiche dei prodotti fitosanitari ad uso hobbistico, già all’epoca avevamo capito che per noi, normali consumatori e per le nostre piante e piantine si profilava una situazione poco favorevole.

Così è stato. Infatti il decreto emanato nel gennaio 2018 dal Ministero della Salute, di concerto con il Ministero per l’Ambiente e il Ministero dell’Agricoltura (dm 33/2018), chiarisce finalmente le regole a cui dovremo attenerci d’ora in poi per acquistare e usare i prodotti che curano le nostre piante e le proteggono dai parassiti. Intendiamoci, quando parliamo di piante intendiamo anche i gerani sul balcone e il piccolo orticello in giardino.

Eccoci quindi al problema. I limiti massimi inseriti nel decreto e nel rispettivo allegato tecnico sono talmente restrittivi (i più limitanti d’Europa ci segnalano da Promogiardinaggio) da, praticamente, far sparire dai negozi i prodotti fitosanitari ad uso non professionale. Non potremo più acquistare quei prodotti che ci consentivano di proteggere e curare le nostre piante dall’attacco dei parassiti, peraltro sempre più numerosi e sempre più pericolosi.

COME DIFENDERCI DALL’ATTACCO DEGLI INSETTI ALIENI

La globalizzazione del commercio di piante porta ovviamente anche alla globalizzazione dell’importazione di specie di insetti fino ad ora non presenti in Italia, i cosiddetti “insetti alieni”. Purtroppo il nostro Paese non ha mai varato provvedimenti seri per affrontare questo problema e i risultati sono stati, per esempio: l’invasione della cimice asiatica, della Popillia japonica (detta Coleottero giapponese e importata in Lombardia nel 2014), della Drosophila suzukii (detta Moscerino dei piccoli frutti, importata dalla Cina nel 2009 in Trentino), dell’Erwinia amylovora (detto Colpo di fuoco batterico visto per la prima volta nel 1990 in Puglia), della Aethina tumida (detto Coleottero degli alveari e individuato nel 2014 a Reggio Calabria), della nota Xylella fastidiosa (apparsa in Puglia nel 2013 in arrivo dal Costa Rica) e del Rhynchophorus ferrugineus (il cosiddetto Punteruolo rosso importato a Pistoia nel 2004).

È evidente che in un contesto del genere non si tratta di difendere la chimica, bensì di proteggere le nostre piante con gli strumenti che la chimica ci mette a disposizione.

Il problema è che il dm 33/2018 impedirà dal 2 maggio di quest’anno alle aziende di produrre gran parte dei prodotti fitosanitari oggi destinati a noi hobbisti, mentre dal 2 maggio 2020 ne sarà vietata anche la vendita.

Per avere un’idea dell’entità del problema possiamo segnalare come sulla base di un’analisi di impatto condotta da Agrofarma Federchimica è risultato che su 365 prodotti analizzati, sarebbero solamente 7 i prodotti (tutti fitoregolatori) che potranno essere venduti normalmente nei negozi e acquistati senza particolari problemi dalle famiglie. In termini generali quindi bisogna segnalare che ciò significa che i limiti massimi nell’allegato tecnico del decreto risultano essere talmente restrittivi da non ammettere per l’uso non professionale nemmeno i prodotti a base di sostanze naturali ammesse nell’agricoltura biologica, compresi rame, zolfo e piretro. 

E quindi? Cosa succederà? Come potremo fare per proteggere e curare le nostre piante?

BASTA FITOSANITARI AGLI HOBBISTI

A queste risposte hanno tentato di rispondere le parti in causa nel convegno “2/5/2020: come cambia il mercato con il dm 33/2018”, organizzato dal web magazine GreenRetail e tenutosi all’interno della fiera milanese del florovivaismo e del giardino Myplant & Garden.

Al convegno, moderato da Paolo Milani, direttore della rivista Greenline, erano presenti in qualità di relatori: Ugo Toppi di Promogiardinaggio (associazione di produttori e rivenditori per la promozione del verde in Italia), Alice Parasecolo di Agrofarma (associazione di Federchimica che raccoglie le aziende produttrici del settore), Edoardo Musarò di Compag (federazione nazionale dei commercianti di prodotti per l’agricoltura) ed Emanuele Morselli di AICG (associazione italiana centri giardinaggio).

Nell’ambito del convegno, a fronte della volontà ancora battagliera dimostrata da Agrofarma e dai produttori del settore, che credono ancora nella possibilità di razionalizzare la produzione e la vendita dei fitofarmaci senza penalizzare i consumatori privati e l’intero mercato, abbiamo notato una certa rassegnazione nella categoria dei commercianti.

Sia Compag che AICG hanno infatti orientato le proprie relazioni verso possibilità e proposte volte a far ottenere il famoso patentino (indispensabili per i professionisti e i commercianti) anche ai privati.

Francamente il nostro auspicio, in qualità di consumatori, va tutto verso i tentativi e gli sforzi che Agrofarma sta producendo verso il Ministero della Salute per spiegare la follia contenuta nel dm 33/2018 e proporre soluzioni possibili, praticabili e che possano agevolare il rapporto tra le famiglie e il verde e non complicarlo.

La strada che prevede di dotare i 17 milioni di italiani che fanno giardinaggio (in giardino, sul balcone, sul terrazzo o nell’orto) di un patentino a fronte di 15/20 ore di corso e relativo esame finale in Regione ci sembra poco percorribile. Immaginate una giovane coppia con lui agente di vendita in una concessionaria Ford e lei cassiera dell’Unes: avranno tempo e voglia di frequentare questo benedetto corso per poter comprare il giusto prodotto per proteggere la piantina di pomodori, i gerani e la piantina di basilico che hanno sul balcone? Forse sceglieranno di acquistare pomodori e basilico dall’ortolano e i gerani di plastica da Ikea.

Vi terremo informati sugli sviluppi della situazione.

Febbraio 2019

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