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Coronavirus: chiusi in casa, non in giardino

orto e giardino
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La primavera è iniziata, una primavera triste quella di quest’anno, dominata dalla diffusione del malefico coronavirus e dai decreti governativi che ci “invitano” molto giustamente a rimanere a casa.

La primavera però è anche il momento in cui si prepara l’orto per la semina, si comincia ad organizzare il verde in terrazzo, si potano le piante e si comprano i gerani per il balcone. Insomma è la stagione in cui si iniziano le attività di giardinaggio e in generale di cura del verde, in casa, in giardino, sul terrazzo.

La cura del verde, orto o giardino che sia, è un’attività molto importante per molti italiani. Secondo molte indagini oltre 6 italiani su 10 praticano giardinaggio.

In più si sprecano i titoli e gli articoli di giornali sui contenuti benefici della pratica del giardinaggio e della cura del verde. Benefici fisici e anche psichici, benefici che sarebbero molto utili in un momento delicato come è quello che stiamo vivendo, dove siamo costretti tra le mura domestiche alla ricerca di “qualcosa da fare”.

Il problema è che tra le cose da fare non possiamo comprendere le attività in giardino, nell’orto e nemmeno sul terrazzo, perché non abbiamo la possibilità di acquistare i prodotti indispensabili come per esempio le piantine da orto, i bulbi, qualche sacco di terriccio, un vaso e quant’altro serva per fare qualche lavoro o lavoretto verde.

Sarebbe rilassante e salutare, lo dicono tutti: medici, psicologi ed esperti di ogni natura. Purtroppo però nei vari decreti approntati dal Governo in cui si elencano le attività commerciali che possono aprire e soprattutto le merceologie considerate di prima necessità, tutto quello che concerne il verde non è mai menzionato. Non si parla di garden center e non si parla di verde in quanto comparto merceologico.

I garden center sono tendenzialmente chiusi e nei supermercati e centri commerciali il reparto verde è transennato, tranne in alcuni casi di insegne che evidentemente trasgrediscono alle regole imposte dai decreti. L’unico rifugio rimasto è il web, che va benissimo, pur se con forti ritardi nelle consegne rispetto alla normalità, però non è la stessa cosa e soprattutto sappiamo che ancora oggi in Italia l’ecommerce rappresenta solo il 7% del totale mercato, sempre in grande crescita, sicuramente, ma ancora non di massa per quanto riguarda l’acquisto di prodotti (sul totale ecommerce italiano il 41% riguarda il settore del turismo).

Intendiamoci, per concludere, siamo perfettamente coscienti che non è proprio il momento per fare critiche ad un operato estremamente difficile, impegnativo e peraltro svolto con grande equilibrio e lucidità, tuttavia non possiamo negare di sentire la mancanza della piantina di pomodori da interrare nel nostro piccolo orto.

Mazo 2020

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