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Più tempo tra gli scaffali

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A testimonianza che, nonostante internet, gli italiani amano il rapporto diretto con il prodotto e con il punto di vendita c’è una nuova ricerca di GFK-Eurisko.

Secondo tale indagine, negli ultimi tre anni, il tempo passato dai consumatori italiani nei punti di vendita è aumentato del 10%. Di questa particolare tendenza si è discusso nel convegno organizzato da Gfk-Eurisko e intitolato: “Shoppers & Mistery Shopping“.

La decisione su cosa comprare – ha spiegato Remo Lucchi, amministratore delegato di Gfk-Eurisko -, soprattutto per quanto riguarda il largo consumo, è meno diluita nell’incubazione d’acquisto ed è più concentrata nel momento finale. La decisione finale, cioè la scelta all’interno delle marche che si sono credibilmente candidate, avviene sempre di più sulla base degli stimoli che si hanno sul punto vendita“.

L’approccio agli acquisti, in particolare da parte delle “nuove famiglie“, ovvero quelle dei single e delle coppie giovani senza figli, è all’insegna del piacere e del divertimento.

Oggi il consumatore è alla continua ricerca di novità e stimoli, ama essere stupito.

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C’è quindi una forte attenzione agli stimoli sul punto vendita – ha sottolineato Stefania Conti, direttore ricerca di Gfk-Euriskoche assume un’importanza strategica in quanto luogo di decisione dell’acquisto di prodotti e marche in misura più diffusa presso le ‘nuove famiglie’ rispetto a quelle tradizionali e mature. Ma per tutti i target esso diviene una grande vetrina da esplorare per finalizzare l’acquisto“.

Il punto vendita diventa quindi luogo di ispirazione per gli acquisti, di focalizzazione dei bisogni e di maturazione della decisione di acquisto, sia per la scelta dei prodotti sia delle marche, soprattutto per i target che costituiranno la spina dorsale del business per il prossimo futuro, ovvero le “nuove famiglie”.

Una volta all’interno del puntodi vendita cambiano i criteri guida negli acquisti.

C’è una maggiore attenzione al prezzo – ha spiegato Contiin ogni ambito e contesto, come elemento irrinunciabile del processo di acquisto, un segnale di maturazione e responsabilizzazione del consumatore. Ma anche un rifiuto della qualità assoluta e non esperienziata da me o dal mio circuito primario. Si va alla ricerca del value for money nella convinzione, crescente negli anni, che oggi sia possibile trovare il “giusto rapporto qualità/prezzo” adottando un attento comportamento di acquisto soprattutto attraverso lo shopping around: non ci si ferma più a ciò che è noto, comodo, vicino, ma si esplora, si confronta, si apprende. E poi si sceglie“.

I comportamenti di acquisto diventano più esplorativi, con conseguente rottura degli schemi in termini di abitudini.

La vicinanza “territoriale” del punto vendita diviene meno importante anche per l’elevata mobilità dei target.

Si attua una frammentazione degli acquisti, sia in termini temporali sia di punti vendita attivati, con conseguente minore fidelizzazione all’insegna/brand.

Una crescente attenzione al punto vendita, quale leva del marketing mix – ha concluso Contipotrà restituire ai player di offerta ritorni interessanti e inattesi“.

Novembre 2008

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