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INTERATTIVITA’: PATENTE E LIBRETTO

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INTERATTIVITA’: PATENTE E LIBRETTO

La
interazione tra fornitore e fruitore per essere efficace deve essere
naturale, senza intoppi, problemi o difficoltà di comprensione. In
natura esistono quattro interazioni fondamentali che sono alla base degli scambi di forze tra le particelle e quindi responsabili della struttura dell’universo. La prima è l’interazione elettromagnetica,
che si ha quando un flusso di fotoni emessi da un elettrone entrano in
collisione con un protone, creando così l’attrazione dell’uno verso
l’altro (è il principio dell’energia elettrica). La seconda è l’interazione nucleare forte,
che si sviluppa all’interno di protoni e neutroni, che sono composti da
tre quark tenuti uniti dallo scambio di particelle cosiddette
mediatrici, i gluoni (dall’inglese glue che significa “colla”). La
terza è l’interazione nucleare debole, la quale, contrariamente
alle prime due interazioni, non contribuisce alla coesione della
materia quanto alla sua trasformazione (si tratta del fenomeno della
radioattività di alcuni atomi come l’Uranio 238, quello da cui si
ottiene il plutonio necessario per la costruzione di armi nucleari). Lo
stato iniziale del processo di interazione è un neutrone composto da
due quark down  e un quark up; le particelle mediatrici (due
bosoni W e un bosone Z) consentono la trasformazione di un quark down
in un quark up e quindi del neutrone in protone. La quarta, infine, è l’interazione gravitazionale,
l’unica che ci può risvegliare qualche ricordo scolastico (Newton, la
mela, la legge della gravitazione universale). E’ curioso rilevare che,
pur essendo il fenomeno più familiare ai più, l’interazione
gravitazionale non è ancora stata spiegata dagli scienziati, tanto che
non fa ancora parte del Modello Standard della fisica delle particelle,
cioè quella teoria che descrive le prime tre interazioni fondamentali.
Non solo, il mediatore della gravità, per il quale si fa l’ipotesi che
si tratti di una particella di massa nulla (il gravitone) non è stato
ancora sperimentalmente osservato. Per questo l’interazione
gravitazionale è uno dei principali problemi aperti della fisica
moderna.

La differenza tra gli scienziati e i manager della comunicazione
sta nel fatto che i primi ammettono di non aver ancora trovato una
soluzione al problema e la ricercano, mentre i secondi si presentano a
convegni e conferenze declamando verità e future applicazioni rese
possibili dalla frontiera dell’interazione tra mezzo televisivo e
utente. In realtà sono pochissimi i professionisti italiani della
comunicazione che se interrogati sull’interattività vanno al di là di
Newton, la mela e la legge della gravitazione universale. La verità è
che sull’interattività televisiva bisogna ancora studiarci e riflettere
molto.

Quello che ci insegna la natura in termini di
interazione è che essa avviene quando le due parti sono messe in
contatto da un flusso di particelle (i fotoni, i gluoni, i bosoni e i
gravitoni) che provocano una reazione reciproca, di interazione
appunto, che porta a sua volta al risultato pianificato dalla
precisione di madre natura. Si tratta quindi di un processo controllato
(al verificarsi di quella determinata condizione succede quella cosa,
sempre, mai un’altra) e che coinvolge parimenti entrambe le parti
interagenti nel processo stesso (il controllo è indispensabile
altrimenti l’interazione si trasforma in caos). Se passiamo dalla
cultura scientifica a quella umanistica il risultato non cambia,
infatti è sufficiente aprire lo Zingarelli alla voce interazione per
leggere: “Atto, effetto dell’interagire. Azione, influenza reciproca di
persone, fenomeni, sostanze”. Quindi, tornando all’interattività
televisiva, si può affermare che consultare guide e materiali oppure
ottenere informazioni personalizzate non è un processo di interazione.
Non esiste infatti alcuna reciprocità tra le due parti: chi offre le
informazioni personalizzate non è altro che un erogatore di servizi, mentre chi ne beneficia è un consumatore di servizi
(il concetto è ancor più chiaro se parliamo di home banking, home
shopping o instant shopping). Non è interattività perché non c’è
reciprocità, non c’è un processo comune di costruzione, di confronto,
di trasformazione. E’ un flusso di servizi “normali” che viaggiano su
un mezzo potenzialmente interattivo. Esattamene come la moto di
Valentino Rossi guidata da me. Un folle spreco. Non basta avere un
mezzo interattivo, bisogna anche saperlo guidare e per guidarlo al
meglio bisogna progettare contenuti interattivi.

Assai più interattive sono le chat in internet dove i partecipanti
portano reciprocamente avanti un discorso di interesse comune, sotto il
controllo di uno o più moderatori. Reciprocità e controllo.
Ancora di più lo è Kcommunication (di cui riparlerò più avanti), la
prima televisione, diffusa via satellite, che si occupa di formazione
interattiva a distanza. Anche in questo caso reciprocità e controllo
sono due caratteristiche fondamentali. Oppure, nell’ambito della
televisione generalista, l’ormai malauguratamente scomparso Maurizio
Costanzo Show con, soprattutto dalla stagione 2003/2004, le sue
continue contaminazioni e interazioni con la platea. Ma quella che vi
voglio raccontare, in onore alle lezioni antique del Machiavelli, è
quella che deve essere considerata la prima sperimentazione di
interattività vera (ricordiamoci sempre: reciprocità e controllo).

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