IL CONTENUTO TEMATICO PER OPERATORI

IL CONTENUTO TEMATICO PER OPERATORI

Quando si parla di televisione si parla sempre di grande pubblico,
anche quando si parla di pay Tv o di video on demand. Le uniche
esperienze di comunicazione televisiva a favore degli operatori
riguardano il mercato finanziario con 24Ore Tv, Bloomberg e Class
Financial Network. Eppure il mezzo televisivo, per immediatezza e
immagine potrebbe essere molto importante per comunicare con un manager
italiano che legge poco. Ma non solo. Considerando le potenzialità e la
copertura del segnale satellitare sarebbe possibile per l’industria
italiana raggiungere tutti quei target internazionali che
normalmente si riescono a contattare solo durante le fiere
specializzate o le missioni all’estero organizzate da ICE, Camere di
Commercio e altre realtà istituzionali.

Il problema ancora una volta è la confusione
che viene fatta tra mezzo e messaggio: tutti hanno in mente la
televisione generalista con la sua offerta per il grande pubblico, ma
questa offerta è il messaggio, la televisione è un mezzo e in
quanto tale deve essere presa in considerazione quando risulta
conveniente e funzionale al messaggio che si vuole veicolare e al
target che si intende raggiungere, esattamente come si fa con la carta
stampata (rivista indipendente o house organ che sia) oppure
pianificando la propria presenza ad una manifestazione fieristica.

Il problema, è ovvio, è che non può certo essere un’azienda a
realizzare un canale televisivo con un palinsesto tematico rivolto agli
operatori tecnici ed economici. Dovrebbero essere i manager della comunicazione televisiva
a pensare e a proporre qualcosa in questo senso, ma ciò non avviene.
Non avviene nemmeno da quando lo sviluppo della tecnologia satellitare
consente di pensare a canali tematici con costi accessibili e non ne
sento parlare nemmeno oggi quando il digitale terrestre potrebbe
consentire grandi aperture in tal senso. Eppure ci sono mercati che
potrebbero, anzi dovrebbero, sostenere un canale televisivo, sia in
termini economici, che di contenuto.

Pensiamo per esempio al mercato fieristico,
un mercato che ha sempre una grande necessità di promozione sia in
Italia che all’estero. Qualsiasi manifestazione fieristica ha la
necessità di promuoversi in due momenti ben distinti: la campagna
acquisizione espositori e la campagna visitatori. Non solo, bisogna
anche considerare che le fiere sono un momento di promozione
importante di un mercato e di tutte le aziende che in esso operano,
quindi avrebbero la possibilità, o forse il dovere, di sostenere con
continuità l’informazione interna, lo sviluppo di una cultura di
settore e la promozione del sistema Italia nel resto del mondo.
Con la tecnologia oggi a disposizione grazie ai sistemi di
comunicazione satellitari tutto ciò sarebbe assolutamente possibile.
Anche dal punto di vista economico si fa una certa fatica a pensare che
possano esistere problemi.

Teniamo conto che per realizzare
e mettere in onda un canale tematico satellitare ci si deve orientare
verso un ordine di grandezza per quanto riguarda i costi di circa 3 milioni di euro all’anno
tutto compreso (canale, redazione, strutture, personale, outsourcing,
ecc.). Naturalmente, come in tutte le cose, si può decidere di
contenere i costi oppure di fare le cose in grande, queste sono scelte
che non incidono sul ragionamento che vuole mettere in evidenza come il
problema di un canale televisivo a favore del mercato fieristico non
può essere un problema economico. La dimostrazione è semplice, basta
entrare nel sito dell’Aefi (Associazione Esposizioni e Fiere
Italiane) per raccogliere qualche dato. Aefi rappresenta 39 Enti
fieristici, che ospitano oltre 1.000 manifestazioni ogni anno delle
quali 161 internazionali e 384 nazionali. Le aziende che partecipano a
tali manifestazioni sono circa 200.000, gli operatori economici che le
visitano sono 20 milioni provenienti da tutto il mondo. Infine, sempre
dal sito Aefi impariamo che dall’incontro tra espositori e visitatori
si sviluppano ogni anno affari per circa 60 miliardi di euro. Alla luce
di questi dati viene difficile pensare che il sistema fieristico
italiano non possa meritare un canale televisivo satellitare
che possa aiutare e agevolare la promozione delle manifestazioni
fieristiche (ma anche delle associazioni imprenditoriali dei vari
settori merceologici, fino ad arrivare alle singole aziende) in Italia,
in Europa e nel mondo. Attenzione, quello che ho voluto proporre
riguardo al sistema fieristico è solo un esempio. Infatti se ci
spostiamo dal sito di Aefi ed entriamo nei siti, sempre per esempio, di
Federlegno-Arredo (Federazione Italiana delle Industrie del Legno, del
Sughero, del Mobile e dell’Arredamento, con 2.200 aziende iscritte che
sviluppano un fatturato di circa 37 miliardi di euro con 413.000
occupati), oppure di ANIE (federazione Nazionale Imprese
Elettrotecniche ed Elettroniche, con 840 aziende associate, un
fatturato di 53 miliardi di euro e 138.000 addetti) o ancora di ANIMA
(Federazione delle Associazioni Nazionali della Industria Meccanica
varia e Affine, con più di 1.000 aziende associate, un fatturato di 34
miliardi di euro e 187.000 occupati), è evidente che la mancanza di una
comunicazione televisiva satellitare, organica e settoriale a favore
dell’operatore nazionale e internazionale, non può essere di carattere
economico.

Il problema vero riguarda il contenuto e la sua organizzazione.
E’ evidente che non possono essere le Associazioni di categoria e
nemmeno le fiere e neppure le singole aziende a far nascere spazi di comunicazione tematica satellitare,
in modo da raggiungere e parlare agli operatori economici di tutto il
mondo o quanto meno delle aree più interessanti del mondo (che ne dite
della Cina? – n.d.r.). Non è il loro mestiere e giustamente e
saggiamente si astengono. Sarebbe però il mestiere dei manager della
comunicazione televisiva progettare, proporre e organizzare un’offerta
di comunicazione mirata, specifica e specializzata per far fronte alle
esigenze di promozione internazionale del sistema industriale italiano.
Ma tutto ciò non avviene perché i manager della comunicazione non hanno
la minima preparazione e professionalità per affrontare le specifiche
problematiche del trade, dell’operatore economico e delle direzioni
tecniche. Non sanno come reperire i contenuti necessari e non sanno
come organizzarli in palinsesti efficaci ed efficienti. Certo, qui non
parliamo di quiz o di calciatori, parliamo di produzione, di mercati,
di prodotti, di Italian Style, di esportazione e di sistemi produttivi.
Non sono temi noiosi, sono temi importanti che consentono di sostenere,
di dare una mano all’industria italiana di sistema nelle sue necessità
promozionali, ma consentono anche, se i contenuti vengono debitamente
trattati e organizzati, di creare una cultura della produttività,
che oggi sta sempre di più scomparendo. I nostri figli usano tutti i
giorni le matite, ma non sanno come si fa ad introdurre la mina nel
bastoncino di legno; tutti i giorni vedono l’insegnante scrivere sulla
lavagna, ma non sanno cosa sia e da dove viene l’ardesia di cui è
costituita; tutti i giorni mangiano una merendina, ma non hanno idea ne
di come viene fabbricata, ne di come sia fatta la pianta del cacao.

Ad oggi non esiste alcuna esperienza del genere che io vi possa
raccontare per dettagliare meglio il concetto. Sul fatto invece che la
televisione satellitare possa essere un mezzo efficace per il mondo del
lavoro esiste un’esperienza che vale la pena di conoscere: si chiama KCommunication
ed è un canale satellitare dedicato alla formazione professionale a
distanza. Mi sono fatto raccontare la storia e le caratteristiche di
questa interessante esperienza dal direttore editoriale del canale, Walter Gatti,
un giornalista di primario valore e con un curriculum di tutto rispetto
nei settori della cultura e dello spettacolo per i quali ha scritto e
diretto testate sia di carta stampata,  che televisive e internet.
Già editore all’età di sei anni con “Il Gatti della Sera”, Walter Gatti
ha poi consolidato la sua carriera giornalistica lavorando con Il
Sabato, Panorama, King, Sette, Class e attualmente, grazie alla sua
esperienza di direzione editoriale di KCommunication, è docente nella
facoltà di Teorie della Comunicazione dell’Università di Firenze del
corso di “Tecniche del linguaggio televisivo interattivo”.

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