IL CASO AUDISAT

IL CASO AUDISAT

Anche la vicenda Audisat è una vicenda curiosa
su cui vale la pena di spendere qualche riflessione. Vi racconto quello
che ho avuto modo di seguire in qualità di giornalista interessato alla
vicenda sin dai suoi primi vagiti.

Audisat, partorito da Numidia, società di content asset management (la stessa che edita Sailing Channel), nel 2002 è un marchio che sembra nascere per creare problemi,
infatti, sin dalla sua prima uscita, a metà 2002, scatena le ire niente
meno che del gruppo Volkswagen che aveva in cantiere un nuovo impianto
Gps satellitare per le proprie berline di lusso a marchio Audi, denominato, guarda caso “Audisat”. Il colosso automobilistico si rivolge al Wipo
(World Intettectual Property Organization) di Ginevra per chiedere la
cancellazione del marchio Audisat, soprattutto dal web, dove nel
frattempo Numidia, aveva ovviamente messo in linea il sito audisat.com.
Niente da fare. Il Wipo delibera che tutto è regolare e che Audisat, in
quanto marchio dell’indagine sull’audience satellitare, ha ragione di
esistere a tutti gli effetti e in tutte le forme. Due sono le
considerazioni di base che portano a questa sentenza: la prima riguarda
l’evidente ripresa di Audisat del prefisso “audi” in quanto voce
verbale del verbo latino audere (ascoltare), prefisso già
ampiamente usato da molte altre ricerche (Auditel, Audipress,
Audiradio, ecc.); la seconda riguarda invece la data di registrazione
del marchio Audisat che risale alla metà degli anni ’90 ad opera di Massimo Mazzanti,
uno dei fondatori di Numidia (alla quale ha ceduto il marchio Audisat)
e manager più volte definito dalla stampa tecnica di settore come il
guru italiano del satellite.

Si sa, tra le capacità dei
guru esiste anche la veggenza. Comunque al di là di questo aneddoto,
che comunque i manager di Numidia avrebbero fatto bene ad interpretare
come un chiaro segnale del destino, Audisat si mostra a giornalisti e
operatori per la prima volta nell’estate del 2002 pubblicando, in
luglio, un rapporto sulla “Televisione digitale satellitare in chiaro in Italia“.
Tale rapporto, stampato su carta Audisat e recante i marchi Numidia ed
Eutelsat, è aperto da una pagina introduttiva che esprime le ambizioni
di Audisat: “La capacità di attrarre investimenti da parte dei media
classici e soprattutto dei new-media è fortemente correlata
all’esistenza di ricerche che dimostrino quantitativamente e
qualitativamente l’esposizione del pubblico al mezzo
“.

Una frase di apertura che non sarà stata gradita da tutti, penso in particolare alle società, come Eurisko
(a quel tempo pubblicava la ricerca “Le nuove TV” poi diventata
Audistar), che già indagavano la televisione satellitare; tuttavia mi
sembra una frase che disegna un’esigenza manifesta del mercato e
soprattutto degli investitori. Continua. “Audisat si propone di
portare un significativo contributo alle conoscenze dei valori e delle
caratteristiche proprie del mondo delle televisioni satellitari.
Intende inoltre offrire un servizio di rilevazione dei dati di ascolto
e di consumo che garantisca maggiore rappresentatività in termini
quantitativi e qualitativi grazie ad una maggiore affidabilità dei
mezzi impiegati e alla metodologia di composizione del campione e del
meccanismo di rilevazione dei dati
“. Anche in questo caso l’uso, ma
forse in termini di impostazione comunicazionale delle relazioni
sarebbe più corretto definirlo abuso, dell’aggettivo “maggiore” avrà
creato qualche mal di pancia. Ma non è finita. “Guardando al futuro,
il fuoco sarà sempre più mirato sulle tecnologie che potranno
certificare gli ascolti e i consumi attraverso i segnali di ritorno di
ogni decoder
“. Una frase da “decodificare”, però questi segnali di ritorno di ogni decoder mi ricordano i meter
usati da Auditel per la certificazione degli ascolti della televisione
terrestre, una tecnologia di cui Auditel è molto gelosa.

Insomma, quella che si può definire una partenza col botto.
Eppure, il mercato risulta sensibile e la stampa da grande rilevanza
alla notizia, non solo la stampa tecnica ma anche molti quotidiani
riprendono i contenuti del rapporto. Il fermento intorno ad Audisat cresce immediatamente,
probabilmente anche perché presidente designato della società, che
sarebbe sorta alla fine del 2002 (al momento Audisat continuava ad
essere solo un marchio di Numidia), era Piero Zucchelli, uomo
di grande valore professionale e con un grande ascendente e prestigio
conquistato in decenni di lavoro nei consigli di amministrazione di
Auditel, Audiradio e Sipra (da molti manager del settore è considerato
come il “padre dell’Auditel”).

Subito dopo le vacanze
estive è evidente che Audisat inizia a tessere una tela di rapporti e
relazioni, tant’è che in occasione di Sat Expo 2002 (la manifestazione fieristica vicentina più importante del settore), Numidia organizza un convegno sul tema “La migrazione degli ascolti verso la TV digitale“,
durante il quale presenta una serie di dati e di elaborazioni sul
mercato, sul target di riferimento, sugli ascolti globali e sulle
singole audiences delle emittenti satellitari in chiaro. Dati preziosi,
anche questa volta ripresi con grande entusiasmo dalla stampa tecnica e
quotidiana e apprezzati dagli investitori, ma quello che mi interessa
rilevare è la presenza sul palco dei relatori di Remo Lucchi, amministratore delegato di Eurisko. Era evidente che stava prendendo vita una connessione tra Audisat ed Eurisko.

Nei corridoi molti colleghi giornalisti dimostravano con grande
certezza che Eurisko sarebbe entrata a far parte della società a
marchio Audisat, nascente da lì a qualche mese. Tutte “certezze” che
però nessuno pubblicò sul proprio giornale, ma che, questa volta
trovarono in qualche modo conferma in un successivo appuntamento, circa
un mese dopo il convegno, quando al Palazzo delle Stelline di Milano, Eurisko e Audisat si presentarono insieme
annunciando la decisone di sfruttare al meglio tutte le sinergie sul
fronte della comunicazione satellitare e accorpando le ricerche di
ciascuna in un’unica ricerca denominata “Le nuove TV-Audisat“.
Non fu detto in quella occasione che Eurisko sarebbe entrata a far
parte dell’ormai imminente società a marchio Audisat (come sempre più
intensamente vociferavano i giornalisti del settore), però venne
presentato, alla platea composta da operatori, investitori e
istituzioni, il piano commerciale di lancio di “Le nuove TV-Audisat”.

In sostanza è stato chiesto alla qualificata e selezionata platea di
mettere mano al portafoglio. Mi era sembrato un segnale molto chiaro:
Audisat stava diventando una realtà di riferimento per l’analisi del
mercato della televisione satellitare. Ma tempo un mese e bisogna
registrare il primo colpo di scena. Nel dicembre 2002 nasce Audisat srl ma
Eurisko non è nella compagine societaria. Non ci furono ne
dichiarazioni e nemmeno comunicati stampa: sta di fatto che Eurisko
sparisce improvvisamente dagli orizzonti di Audisat e della ricerca “Le
nuove TV-Audisat” non si parla più. “Le nuove TV” di Eurisko diventa Audistar
(quasi l’anagramma di Audisat) e Audisat prosegue per la sua strada
che, dopo i fasti iniziali comincia ad apparire piuttosto tortuosa. La
sensibilità e la disponibilità manifestate nei primi mesi di Audisat da
parte di editori e investitori a sostenere la ricerca sembrano
gradatamente raggelarsi.

Per i primi sei mesi del 2003
tutto tace, tutti tacciono. I manager di Audisat raccolgono sostegni ma
non sufficienti a far decollare la ricerca e farla così diventare
continuativa. Nell’autunno 2003 Audisat rilancia abbassando però il
tiro: in novembre viene diramato un comunicato stampa che annuncia
ufficialmente la partnership con TNS Abacus, altro gigante mondiale della ricerca, e la nascita dell'”Osservatorio sul Digitale Terrestre“. Compito dell’Osservatorio, si legge nel comunicato stampa, “è la realizzazione di un’indagine sulla qualità del consumo televisivo satellitare” e ancora “la
ricerca si propone di chiarire le motivazioni tangibili (razionali,
funzionali) e quelle non tangibili (status, emozionali, ecc.) che
spingono a preferire un’emittente rispetto ad altre che trattano le
stesse tematiche e l’immagine e il posizionamento della singola
emittente nel settore tematico di riferimento. Questo al fine di
rilevare il gradimento complessivo della programmazione e del
palinsesto della singola emittente, gli specifici punti di
forza/debolezza e le aspettative rispetto al posizionamento, alla
programmazione, al palinsesto.

In sostanza Audisat
abbandona l’ambizione di svolgere una ricerca quantitativa sulle
audiences e sposta le sue attenzione sulla qualità degli ascolti.
Un ridimensionamento che non basta. Anche in questo caso Audisat non
riesce più a coagulare un concreto livello di interesse intorno ai suoi
progetti e così, poco poco, piano piano sparisce dal grande palcoscenico delle indagini
sulla televisione proseguendo la sua attività con progetti, peraltro
estremamente interessanti, orientati alla sperimentazione e alla
ricerca socio-psico-filosofica legata ai contenuti e allo sviluppo
futuro del digitale terrestre.

Le domande più indiscrete
rispetto alla storia di Audisat rimangono senza risposte: perché
Eurisko è scomparsa dalla scena? Perché Sky Italia ha preferito entrare
in Auditel piuttosto che sostenere una ricerca specifica su cui avrebbe
potuto esercitare un peso indubbiamente importante? Perché i grandi
investitori, pur considerando la TV satellitare un media marginale,
hanno rinunciato a conoscerla meglio? Forse per pigrizia, il decollo di
Audisat avrebbe costretto a prendere in considerazione il nuovo media e
a sviluppare strategie e creatività specifiche. Forse perché da
fastidio a qualcuno togliere 150 milioni di euro dagli incassi della TV
terrestre e generalista a favore del satellite (la cifra corrisponde al
disavanzo esistente tra il valore degli ascolti satellitari e gli
effettivi introiti). Forse perché la TV satellitare in Italia è e deve
essere un solo marchio, Sky per non fare nomi, e quindi rilevare anche
la sola esistenza di altre realtà editoriali da ancora una volta
fastidio. Forse. Un solo dato possiamo prendere come inconfutabile: Audisat era fastidiosa.

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