Come fare
Quale pila scegliere tra alcaline e ricaricabili
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Scegliere la batteria giusta sembra un gesto banale, quasi automatico. Eppure, dietro la scelta di una pila colorati si nasconde una delle decisioni più sottovalutate per il nostro portafoglio e per l’ambiente. La questione non è solo quanto durano le batterie, ma anche come usiamo l’energia che ci forniscono.
Cosa succede quando siamo davanti allo scaffale e dobbiamo scegliere la pila che ci serve? Quali sono le informazioni che guardiamo e che ci spingono a scegliere una marca o un prodotto piuttosto che un altro?
Iniziamo col dire che la parte più importante delle pile non è tanto quella che vediamo fuori, ma la tecnologia che c’è dietro.
Fondamentalmente possiamo orientarci verso due grandi mondi, quello delle pile alcaline e quello delle pile ricaricabili. Per capire come fare correttamente le nostre scelte abbiamo chiesto una mano a GP Batteries, uno tra i più importanti produttori mondiali di batterie.
Pile alcaline: le “velociste” pronte all’uso
Le batterie alcaline possono essere considerate le “tuttofare” del mercato, perché hanno un grande punto di forza: la prontezza. Sono stabili e quindi sono in grado di mantenere la carica per anni (se lasciate nel cassetto e non nell’apparecchio inutilizzato dove potrebbero perdere liquido provocando un disastro), oltre ad essere economiche al momento dell’acquisto. Quindi bassa autoscarica e prezzo basso.
Le pile alcaline sono perfette per i dispositivi a basso consumo costante. Si tratta di dispositivi come telecomandi, orologi da parete, stazioncine meteo, bilance pesapersone o anche apparecchiature più specifiche come i rilevatori di fumo o CO2.
Ti stai chiedendo perché non impiegare una ricaricabile, dato che promuoviamo il consumo sostenibile? Una motivazione c’è: nei casi citati una pila ricaricabile sarebbe “sprecata” perché avrebbe la tendenza a scaricarsi da sola, prima ancora che il dispositivo abbia consumato tutta l’energia disponibile (parliamo sempre di autoscarica).
La pila alcalina è pronta all’uso e quando il telecomando ti molla risolve immediatamente il problema, in più possono essere acquistate in confezioni “pacchi scorta” risparmiando ulteriormente sul prezzo (lo possiamo fare senza problemi per la loro caratteristica bassa autoscarica).
Come abbiamo già detto è importante evitare di lasciarle per mesi nei dispositivi che non usate. Il rischio è quello della fuoriuscita di liquidi che potrebbero ossidare e rovinare i contatti del vostro apparecchio, costringendovi, nella migliore delle ipotesi ad un accurato lavoro di pulizia e rimozione delle incrostazioni di ossido.
Pile ricaricabili: le maratonete del risparmio
L’acquisto di batterie ricaricabili (solitamente NiMH – Nichel-Metallo Idruro) richiede un investimento iniziale più consistente: le pile costano di più e, se non ne hai già uno, devi procurarti un caricabatterie.
Nonostante tutto questo, è un investimento che si ripaga in pochissimo tempo, sia economicamente che in termini di impatto ambientale. Infatti, una batteria ricaricabile può essere ricaricata dalle 200 alle 1500 volte e anche di più, dipende dalla tecnologia e dalla qualità della batteria stessa, sostituendo di fatto qualche migliaio di usa e getta.
Per tutti i dispositivi che hanno un consumo medio alto oppure che vengono utilizzati di frequente, la pila ricaricabile è una scelta quasi obbligata.
Controller per console, rasoi elettrici, giocattoli radiocomandati, fotocamere digitali o mouse wireless sono, ad esempio, alcuni dispositivi che vengono utilizzati molto spesso, anche di continuo.
In questo caso la ricaricabile è assolutamente consigliata perché può essere rigenerata centinaia di volte e, prima di perdere le sue caratteristiche di scarica, passerà molto tempo.
A questo proposito il mondo delle ricaricabili da un decennio a questa parte è un po’ cambiato. Se fino a dieci anni fa molte ricaricabili si scaricavano dopo due giorni di inattività o peggio, prima di poterle utilizzare occorrevano ore e ore per la prima carica.
Non è più così. Oggi sono ampiamente disponibili le versioni di pile ricaricabili “LSD” (Low Self Discharge) che sono disponibili a scaffale già cariche e mantengono l’energia per mesi. Lo si può capire in quanto sulla confezione è presente la dicitura “pre-caricate”.
Sostenibilità non è solo marketing
Ogni volta che buttiamo una pila usa e getta, stiamo generando un rifiuto speciale che richiede un processo di smaltimento complesso. Una singola batteria ricaricabile può sostituire, nel corso della sua vita, qualche centinaio di pile alcaline.
Immaginate la montagna di metallo e sostanze chimiche in meno prodotte. Scegliere ricaricabile dove possibile non è solo un modo per risparmiare, ma un atto di responsabilità verso l’ambiente.
La scelta giusta
Considerando la grande varietà di dispostivi che ci sono nelle case (telecomandi, orologi, mouse, rasoi, bilance e quanto altro) la scelta migliore è quella di dotarsi di entrambe le tipologie di pile di cui abbiamo parlato.
Un set di ricaricabili (AA e AAA, cioè stilo e mini-stilo, per intenderci) con un caricatore intelligente (a spegnimento automatico quando la carica è ultimata). Questa scorta si può utilizzare su tutto ciò che utilizza più velocemente energia ( per esempio: controller per console, rasoi elettrici, giocattoli radiocomandati, fotocamere digitali, mouse wireless e altri).
Una scorta di pile alcaline (anche in questo caso stilo e ministilo), ovviamente di buona qualità, (non andate al risparmio), è sempre molto utile per affrontare le emergenze.
Tutti gli apparecchi meno energivori, parliamo dei telecomandi, degli orologi da parete, delle stazioncine meteo e tanto altro, funzionano per mesi e mesi prima di esaurirsi definitivamente. Quando questo accade una scorta in casa di pile alcaline risolve le emergenze.
Un ultimo consiglio è quello di prestare attenzione al voltaggio. Le batterie ricaricabili hanno un voltaggio nominale di 1,2V mentre le alcaline 1,5V.
La maggior parte dei dispositivi elettronici è progettata per funzionare in un intervallo di tensione (range). Poiché le alcaline passano gran parte della loro vita lavorando intorno ai 1,2V, i circuiti accettano senza problemi le ricaricabili. Solo alcuni apparecchi particolarmente vecchi o molto economici monitorano la tensione per indicare il livello di carica. Usando ricaricabili da 1,2V, potrebbero segnare erroneamente “batteria scarica” anche se la pila è carica al 100%.
















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