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TERREMOTO EMILIA: RIPARTIRE SUBITO

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Nella afosa giornata di giovedì 7 giugno Bricoliamo si è spostato verso le zone terremotate dell’Emilia per capire quale fosse la situazione per i negozi del nostro settore, ferramenta e centri fai da te. Abbiamo visitato e intervistato il Brico Io di Mirandola e la Ferramenta Nardi di Cavezzo. Gli articoli dedicati li trovate nella Rotta di Navigazione in fondo a questo articolo. Vi preannunciamo che il Brico Io di Mirandola, nell’ambito delle insegne brico della zona è il più danneggiato, anche se non ci sono crolli strutturali e, in attesa delle verifiche tecniche della Protezione Civile serve comunque i clienti che devono però aspettare fuori dal negozio la consegna della merce. Molto più difficile la situazione per le ferramenta della zona che, essendo ubicate all’interno delle città hanno sofferto moltissimo. Per quello che siamo riusciti a verificare nessuna ferramenta è riuscita ancora a riaprire e tendenzialmente i danni sono per tutte piuttosto ingenti.

La stessa sorte delle ferramenta cittadine è toccata evidentemente anche a tutti gli altri negozi che, con la loro inevitabile chiusura e l’assenza di gente per le strade offrono una suggestione ambientale davvero desolante. Le persone si aggirano qua e là ai confini delle zone rosse transennate tendenzialmente in silenzio o parlando tra loro dell’accaduto a voce bassa. Non abbiamo avvertito agitazione o nervosismo, ma nemmeno rassegnazione. Parlando con chiunque abbiamo incontrato abbiamo riscontrato una forte determinazione a ripartire, a ricostruire il proprio paese e la propria vita.

Contrariamente agli altri terremoti che hanno devastato l’Italia, in questo caso la preoccupazione maggiore che abbiamo avvertito non riguarda la ricostruzione delle abitazioni (“che ci mettano nelle condizioni di ripartire poi ci pensiamo noi”) ma delle attività produttive: negozi, fabbriche, officine, laboratori artigiani. D’altro canto visitando quelle zone ci si rende conto di quanto sia importante la densità di capannoni industriali e artigiani. Dalla TV e dai giornali abbiamo sin dal primo momento avuto numeri e dati che descrivono le attività produttive della zone (2% del Pil nazionale), ma solo andando sul posto ci si rende davvero conto di quanto il Lavoro sia centrale nella vita di queste persone.

Molti sono i capannoni distrutti e i negozi inagibili. Proprio in questi giorni i negozianti stanno aspettando dei container da poter installare nelle piazze dei paesi e quindi riprendere l’attività, pur se, ovviamente in dimensione assai dimessa: in una ferramenta con 10/15 mila referenze potete ben immaginare come possa gestire il proprio commercio nello spazio di un container. Ma questo non è un problema perché anche portare pochi prodotti nel container e tornare ad avere un contatto con i clienti, tornare a lavorare, per queste persone sarebbe già un grande sollievo.

I negozi che sono fuori dalle zone rosse transennate si sono arrangiati con tende a gazebi montati sui marciapiedi e, senza far entrare i clienti nel negozio, li servono quanto meno dei beni di prima necessità, infatti quelli che abbiamo visto organizzati in questo modo erano tendenzialmente bar, panetterie e negozi di alimentari, oltre a una merceria nella piazza del mercato di Cavezzo. Potrebbe far sorridere ma in una situazione tanto disastrosa anche mutande e reggiseni sono prodotti di prima necessità.

Nella fotografie che abbiamo scattato e che trovate nella Galleria Fotografica, abbiamo cercato di non clonare quelle che vediamo quotidianamente sui quotidiani o in televisione. Abbiamo fotografato le macerie perché era impossibile fare altrimenti, ma abbiamo anche fotografato i primi cartelli autocostruiti dalla gente per stimolarsi reciprocamente e per stimolare le istituzioni a fare presto: dall’ironico “Mirandola non s’inchina, risaliamo a bordo c…o” ricordando la codardia del comandante Schettino, al classico “Meno parole, più fatti”.

Quella che abbiamo incontrato e con cui abbiamo parlato è tutta gente abituata a fare e a fare da sola senza particolari aiuti da parte di nessuno. La solidarietà e l’affetto che sta arrivando loro da ogni parte d’Italia li commuove e quasi li spiazza. E’ con gli occhi lucidi che Paola, vigilessa di Carpi che abita a Cavezzo (casa inagibile) ci racconta di come dai comandi di Faenza, Rimini, Forlì e persino Milano siano arrivati vigili per dare una mano a gestire la difficile situazione. Quello che non possono invece sopportare sono gli approfittatori e gli insensibili. Non tanti i cosiddetti sciacalli che cercano di rubacchiare sotto le macerie, questi vengono considerati dei delinquenti e in quanto tali piaga della società in qualsiasi condizione, quanto i loro stessi concittadini e colleghi negozianti che tentano di approfittare della situazione: una panetteria ha tentato di vendere il pane a 15 euro al chilo, mentre un bar proponeva una piadina e una bibita a 25 euro. Situazioni che sono state prontamente fermate dall’intervento della Guardia di Finanzia che ben presidia la zona: situazioni che comunque fanno male a questa gente.

L’insensibilità che ci è stata raccontata è invece quella di quelli che hanno definiti i “turisti dell’orrore” che domenica scorsa hanno letteralmente assediato la piazza del mercato di Cavezzo (un mercato normalmente pieno di colori e di gente) per mettere i bambini davanti alle macerie e scattare loro la foto. Migliaia di fotografie, quasi fossero dei giapponesi impazziti davanti all’opera d’arte più importante del mondo.

Per concludere vi riportiamo le sensazioni che abbiamo avuto parlando delle istituzioni e degli aiuti. Purtroppo il livello di fiducia è molto basso. La visita del Presidente Napolitano a Mirandola, avvenuta proprio giovedì 7, è in realtà passata inosservata da parte della maggioranza dei cittadini. I giornali hanno riportato i fischi e gli applausi, ma chi era ad accogliere Napolitano era veramente una piccola parte dei cittadini colpiti dal terremoto. Naturalmente c’erano tutti i vertici delle istituzioni regionali, provinciali e comunali, ma questo alla gente importava davvero poco. Quello che si avverte è il timore che lo Stato italiano si avviti come sempre nella burocrazia e nell’uso strumentalmente politico della disgrazia, con la conseguenza di non far fronte alla vera emergenza.

Bisogna fare presto. Bisogna fare presto le verifiche tecniche e bisogna fare presto con i finanziamenti. Bisogna avere fiducia in questa gente.

8 giugno 2012

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