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OPERAE 2011: I DESIGNER E I LORO PRODOTTI

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Nella nostra visita a Operae 2011, in quel di Torino, abbiamo visto tanti oggetti, tanti progetti e tante idee interessanti legate dal filo conduttore del design autoprodotto. Alcuni designer ci hanno colpito particolarmente, ve li presentiamo raccontandoveli e vi mostriamo i lavori che hanno esposto nella galleria fotografica dedicata.

BONAPACE BOTTAZZI STUDIO. Made by ethics

La proposta di Denise Bonapace e Peter Bottazzi è orientate al riutilizzo di ciò che viene eliminato: frugano nelle discariche e recuperano oggetti, mobili e materiali di vario genere per ridargli vita e dignità. All’origine c’è il bisogno di chi, come designer, non se la sente più di contribuire a mettere in circolazione un altro nuovo prodotto. “Siamo pieni di oggetti – spiega Denise Bonapace, se uso ciò che vedo, ne godo. Vogliamo restituire a chi abita in città la possibilità di imparare a riutilizzare ciò che è già lì, vecchio ma buono.” E’ anche possibile che qualcuno nell’esposizione abbia riconosciuto un suo vecchio mobile gettato nella spazzatura e ora rivitalizzato con il gusto estetico di due designer intelligenti.

YET | MATILDE. Esplorazioni sul tessuto

Trasformare un tessuto in un oggetto tridimensionale: questa è la sfida progettuale dello studio Yet|Matilde. Il punto di partenza sono la juta e la resina. Sul tessuto, adagiato su casseforme, viene stesa la resina. La trama si irrigidisce, facendosi così struttura. Un processo apparentemente lineare che però si rivela ricco di variabili. “Stiamo sperimentando varie possibilità: diverse tipologie di tessuti e di resina, dosaggi e tempi – racconta Marco Ruffino. In questa fase, l’obiettivo è soprattutto espressivo, sebbene il nostro sia un linguaggio orientato al prodotto. Il design si concentra su astrazioni di oggetti di arredo privi di formalismi se non la pura espressione di una lavorazione.” Il risultato è molto coinvolgente: le lampade e le mensole esposte erano chiaramente in juta ma con un’irreale solidità che gli consentiva di essere oggetti.

/LAM. Architetture in scala minore

Con Luca Macrì ci immergiamo nelle logiche del bricolage fino al collo. Il giunto, la giunzione è l’oggetto della sua personale esplorazione. Il giunto inteso come sistema di congiunzione tra le parti che nella scala progettuale del design si trasforma in un sistema di montaggio e smontaggio del pezzo. Quella esposta era sostanzialmente una sedia, leggerissima, in legno, in scatola di montaggio. Sono sostanzialmente sei pezzi, tre che compongono la struttura, due la seduta e uno lo schienale, tutti con i lati debitamente forati (fori rettangolari), assemblabili con semplici fascette in plastica, esattamente quelle che si usano in giardino per fermare una rete a un paletto, o una pianta a un sostegno. “L’obbiettivo – spiega Luca Macrìè mettere al centro colui che realizzerà l’oggetto, il quale si ritroverà a scegliere tra innumerevoli possibilità di composizione, ognuna diretta verso lo stesso risultato.” Abbiamo provato la sedia e, incredibile a dirsi, è anche comoda.

RESIGN. Progetti di vita

E’ un gruppo di giovani designer che avevamo già avuto occasione di apprezzare al Salone Satellite del Salone del Mobile di Milano. Con loro rientriamo nel mondo del riuso con una interpretazione più sociologica che estetica. “Il nostro obiettivo non si limita alla proposta di oggetti. Realizziamo progetti educativi attraverso workshop che mirano a formare una generazione di designer che a priori da sedie e lampade riflettano sui modi di vivere e sui contesti storico-sociali in cui si collocano“. Resign è da interpretare come “Re-uso dei segni”, una ricombinazione creativa dei segni incorporati in oggetti buttati, con l’obbiettivo di creare, grazie al riutilizzo, un nuovo significato. Sulla base di questa logica curiosi e interessanti erano le spalliere delle sedie trasformate in grucce appendi abiti (vedi nella Galleria Fotografica) ed esposte a Operae.

KOKO LAB. Mixing arte design e musica

Le poltrone espose da Koko Lab sono state forse la proposta più “convenzionale”, in quanto poco autocostruita, di Operae. Interessante è la connessione di diverse esperienze e professionalità all’interno del gruppo di lavoro composto da Andy, ex componente dei Bluevertigo, in qualità di artista, da uno stampatore e da un artigiano-imbottitore. Ogni tela è costituita da 56 colori e ogni poltrona è diversa dall’altra: “è impossibile avere una poltrona uguale all’altra – spiega Gianmarco Ricci, componente di Koko Labperché al momento del rivestimento i punti di piega non corrispondono mai a quelli fatti per la poltrona precedente.” Il risultato finale è di grande impatto.

LUCA STALLA. Il piacere di fare le cose

Con Luca Stalla entriamo pienamente nelle logiche del bricolage. Già il titolo del suo progetto espositivo, “il piacere di fare le cose” è esplicito rispetto al percorso che il designer ha deciso di seguire. Dopo tanti anni dedicati a progettare per le aziende di design, Luca Stalla ha sentito la necessità di svincolarsi dai vincoli della produzione industriale e di iniziare una propria strada. “Avevo bisogno di fare pulizia e di abbandonarmi ad altri meccanismi: come la possibilità di realizzare cose piacevoli senza ricorrere all’alta tecnologia”. Luca Stalla progetta e produce i propri prodotti con un gusto e una delicatezza veramente invidiabili; andate a scovare nella Galleria Fotografica la sua libreria e ve ne renderete conto personalmente. “Lavorando con un seghetto e con le mani si riescono a ottenere moltissime cose. E’ solo una questione di tempo e di abilità”.

CARMINE DEGANELLO. Autarchia progettuale

Carmine Deganello fa parte del gruppo Recession Design che, per primi nell’era contemporanea (non possiamo dimenticare le esperienze in tal senso di Enzo Mari e di altri maestri dell’architettura e del design, ma erano dell’altro secolo) hanno proposto una connessione tra il mondo del design e quello del bricolage. Con Recession Design vengono proposti progetti realizzabili con prodotti e semilavorati che si possono trovare senza difficoltà in qualsiasi centro fai da te. La filosofia di Recession si ripercuote anche nel suo lavoro indipendente dal gruppo. “A volte – dice Carmine Deganelloaccetti di non avere una persona che ti aiuti, ma la sfida è realizzare l’intero processo con le proprie disponibilità offrendo il migliore prodotto a prezzi accessibili.”

BARTOLINI FIAMMINGHI ARCHITETTI. Abiti per gli oggetti

Nella loro esposizione a Operae hanno “vestito” una serie di lampade da soffitto. Giuseppe Bartolini e Simonetta Fiamminghi derivano la loro poetica da una passione per l’abito che sull’oggetto diventa “pelle” che lo forma e lo modella fino a determinarlo. “La ricerca di un abito per gli oggetti è il primo ambito di esplorazione di un designer come lo fu per l’uomo la ricerca di una pelle quando sentì la necessità primaria di coprirsi” dice Giuseppe Bartolini. E su ogni oggetto, l’abito cade in modo differente determinandone l’estetica.

ANITA DONNA BIANCO. Visioni integrate

Per chi, come Anita Donna Bianco, non possiede il talento innato della manualità, basta trovare un artigiano con cui sentire affinità. “Io ho visione progettuale che si esprime attraverso parole e schizzi. Per portare a termine ciò che disegno chiedo l’aiuto di professionisti che sappiano seguirmi e consigliarmi” ci racconta. Il design qui si esprime attraverso una riflessione che non è pura speculazione o ricerca del formalismo ma risposta a un problema. A Opere ha esposto una serie di lampade (abat jour, da tavolo e da terra) veramente geniale: grazie ad un gioco geometrico di mensole poste sulla struttura della lampada è possibile impilare il giusto numero di libri o di riviste, che diventano essi stessi base e struttura della lampada (nelle due immagini che troverete nella Galleria Fotografica potrete apprezzare l’idea in tutta la sua semplicità).

ORNAMENTS. Quotidianità rivelate

L’obiettivo di Alessandra Borzacchini è tirare fuori ciò che è nascosto agli occhi, dal consumo del quotidiano: oggetti, modi di vivere, abitudini. “Esistono oggetti che decontestualizzati o recuperati dall’usura del tempo acquisiscono nuovo senso. Trovare risorse in quello che già esiste, a volte, è una necessità, specie se si vive in una zona a bassa densità industriale” confessa Alessandra. Il legno è un materiale relativamente facile da reperire, specie se deriva dai tavoli di un ristorante in riva al mare. Nell’esposizione e nella nostra documentazione fotografica abbiamo notato in particolare una serie di tavolini a rotelle costruiti su caffettiere forse non tanto di altri tempi.

ANDREA GIANNI. Pratiche di fattibilità

Per chi come Andrea Gianni si occupa di architettura, la progettazione di prodotti nasce da un’esigenza di libertà più che di sopravvivenza economica. “Mi piace l’idea di poter avere il processo in mano, progettare in modo libero e andare nella direzione che si preferisce“. Eppure Andrea Gianni è convinto che autoproduzione non significhi anarchia di pensiero. “La fase più interessante è quella che permette il passaggio da progetto a oggetto. Qui è necessario trovare il sistema di produrre la giusta quantità in funzione della materia a disposizione e del prezzo che si vuol chiedere“. Perfettamente calzane con questa filosofia è la sua proposta che abbiamo visto e fotografato a Operae: un vaso per fiori interamente realizzato in cartone. Curioso ma possibile.

XYZ FACTORY. Energie autoctona

Energia autoctona e la terra che caratterizza il lavoro dello studio XYZ Factory è la Puglia. “Dalle nostre parti l’ulivo è una sorta di bandiera – dice Michele Barberio -. E nei nostri progetti è il protagonista assoluto”. La lavorazione, semplice ed essenziale, di questo legno dalle striature delicate e dal carattere forte, da solo, è già medium di un messaggio di sostenibilità ambientale ed economica. Nell’esposizione portata a Operae abbiamo puntato la nostra fotocamera su una linea di borse, leggere e straordinariamente belle, realizzate appunto in legno d’ulivo (vedi nella Galleria Fotografica). Con questo approccio XYZ Factory vuole riflettere e far riflettere sul valore essenziale delle cose, liberandosi dalla frenesia del tempo, dall’eccesso di orpelli e dall’accumulo. Del resto, sottolinea Michele Barberio: “tutto quello che è necessario raccontare può essere fatto con la mano destra e la mano sinistra”. Chi più di noi del bricolage può capire e apprezzare questo semplice ma lapalissiano concetto.

MINIMUM [BOOK]: utopie quotidiane

Protagonista in questo caso è un libreria tanto bella quanto semplice e funzionale. Giuseppe Amato, il progettista, racconta: “cercavo una soluzione che potesse permettere a più persone possibili di possedere una libreria unica e per ciascuno diversa”. L’idea è stata quella di una libreria componibile realizzata utilizzando materiali di altissima qualità e robustezza. Naturalmente esistono due possibilità: acquistarla e montarsela da sé, oppure farsela montare dai tecnici di Minimum Book. Nel bricolage lo chiameremmo “mobile in kit”? Sbaglieremmo perché francamente è molto di più anche se, il profumo di bricolage è ancora una volta presente.

A questi designer vogliamo anche aggiungere l’interessante esposizione dei ragazzi del NABA, Nuova Accademia Belle Arti di Milano, ai quali però abbiamo voluto dedicare un filmato che troverete nell’articolo segnalato nella Rotta di Navigazione.

Novembre 2011

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