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LA CITES E IL TRAFFICO ILLEGALE DI PIANTE E ANIMALI

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Ogni anno il commercio internazionale di piante e animali è stimato in 160 miliardi di dollari, di questi circa il 25% fa parte del cosiddetta traffico illegale. E’ proprio quest’ultimo che, sfuggendo ai controlli internazionali, risulta essere uno dei fattori più incisivi del rapido declino di molte specie di animali e di piante. Milioni di esemplari vengono regolarmente prelevati dal loro habitat naturale per essere destinati ai mercati del collezionismo, degli animali da compagnia, delle piante ornamentali o, ancora peggio, per essere veicolati verso il commercio di pellame, pellicce, legno e di tutti i manufatti che utilizzano questi materiali.

Per far fronte a questo grave problema è nata, nel 1973, la Convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora minacciate di estinzione, più brevemente chiamata CITES. La missione della CITES è quella di controllare il commercio degli animali e delle piante (vivi, morti o parti e prodotti derivati), in modo da debellare la grande frangia di illegalità e prevenire la distruzione degli ambienti naturali.

La CITES, che è compresa nelle attività del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP), è attualmente applicata da oltre 130 Stati nel mondo. In Italia è entrata in vigore nel 1980 e la sua attuazione è affidata a diversi Ministeri: Ambiente, Finanze, Commercio con l’Estero, ma soprattutto il Ministero delle Politiche Agricole a cui fa capo il Servizio CITES del Corpo Forestale, che cura la gestione amministrativa ai fini della certificazione e del controllo tecnico-specialistico per il rispetto della Convenzione.

La CITES prevede 3 livelli di protezione a cui corrispondono diverse regolamentazioni. Le differenze tra questi 3 livelli riguardano le condizioni biologiche e l’effetto che il commercio può avere sulla sopravvivenza di una determinata specie animale o vegetale. Nel primo livello sono comprese 800 specie in pericolo di estinzione, in questo caso il commercio è proibito in tutti i casi tranne che per scopi scientifici. Nel secondo livello troviamo 32.000 specie che rischiano l’estinzione se il loro commercio non viene adeguatamente controllato; in questo caso la loro commercializzazione è soggetta a una serie di permessi e di autorizzazioni sia del Paese da cui si esporta che di quello in cui si importa. Il terzo livello di intervento riguarda le specie il cui controllo è limitato ai soli Stati che ne hanno fatto richiesta, restando libero il commercio degli esemplari che provengono da altri Stati.

Il problema è molto serio e l’efficacia di un organismo come la CITES sarebbe determinante quantomeno per arginare il devastante traffico illegali di piante e animali. A questo proposito dobbiamo però registrare diverse critiche relativamente al funzionamento e alla reale efficacia della CITES. Nel giugno di quest’anno la prestigiosa rivista Nature accusa la CITES non solo di disattendere il ruolo di rimedio al traffico illegale, ma addirittura di alimentarlo con un eccessivo proibizionismo che fa aumentare le quotazioni delle compravendite illegali.

Nature fa notare che, quando CITES decide di passare una specie animale o vegetale dal secondo al primo livello di controllo, si è sempre scatenata una caccia senza confini e senza scrupoli agli esemplari della specie destinata ad una maggiore protezione. In particolare questo tipo di criminali ambientali si scatenano durante il tempo, troppo lungo a parere di Nature, che intercorre tra la proposta e l’effettivo passaggio di una specie dal secondo al primo livello di protezione: nella migliore delle ipotesi 240 giorni, ma spesso si arriva anche a 420 giorni. In questo periodo l’aumento del commercio clandestino della specie in questione aumenta fino al 135%: è capitato per esempio a 2.800 testuggini di Kleinmann e a 5.500 gatti di Geoffroy, rispettivamente la metà e un decimo di tutti gli esemplari esistenti in natura.

Ma le critiche vengono anche dall’Italia, tanto che l’Associazione per la Biodiversità e la sua Conservazione ha recentemente sottolineato come la CITES in Italia tenda a disincentivare la propagazione di piante rare, in particolare i cactus, col risultato di un aumento dell’interesse per le piante raccolte in natura da parte dei collezionisti, che non hanno altro modo per reperire esemplari delle specie più rare.

Per affrontare questo problema l’Associazione ha varato il Programma Spinosa con l’obbiettivo di sostenere l’attività dei vivaisti che vogliono svolgere la propria professione nella piena osservanza della legge, operando anche la sensibilizzazione pubblica sul problema delle regolamentazioni CITES.

Settembre 2007

Nella foto: una gemma di Araucaria, pianta assoggettata al massimo livello di protezione.

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