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La bici di cartone pedala ancora

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Vi riferimmo già della bici di cartone dell’inventore israeliano Izhar Gafni in un articolo del marzo scorso (vedi nella Rotta di Navigazione). Un progetto e un prodotto che grazie a un video dimostrativo promosso su You Tube ha riscosso l’interesse e la simpatia di milioni di persone.

Ci eravamo lasciati in marzo quando la Cardboard Technologies, la società nata da Izhar Gafni e da Nimrod Elmisch, finanziere esperto in start up, per rendere operativo il progetto con la costruzione della prima fabbrica, stava cercando investitori che facessero fronte alle necessità economiche, quantificate intorno ai 5 milioni di dollari.

Il primo grande investitore che si è attivamente fatto avanti per sostenere il progetto è stato Jeffrey Swartz, presidente della Timberland, che ha dichiarato che la bici di cartone è “un’opportunità per affermare il capitalismo morale e con contenuti ambientali. E’ un’innovazione che garantisce un prodotto superiore, che è una buona cosa per i consumatori e per la società”.

In effetti, oltre naturalmente al contenuto tecnologico insito nella costruzione di una bicicletta in cartone, aveva fatto molto effetto il costo finale al consumatore ipotizzato da Gafni intorno ai 20 dollari, sottolineando che in questo modo la bici di cartone poteva essere un’opportunità ecologica per i Paesi avanzati ma allo stesso tempo un aiuto essenziale ai cittadini dei Paesi poveri del mondo.

Probabilmente sia per questo contenuto etico e sociale, che a seguito del grande successo riscosso in internet, la Cardboard Technologies ha tentato qualche mese fa l’avventura del crowdfunding, cioè la raccolta di fondi attraverso il portale Indegogo. Il capitale richiesto per attivare i lavori di costruzione della fabbrica fu di 2 milioni di dollari. Un po’ troppi (sarebbe stato un record assoluto da quando esiste il crowdfunding), infatti il 15 luglio scorso nella pagina Facebook dell’azienda è apparso l’annuncio che tale operazione di raccolta sarebbe stata interrotta e i poco più di 40 mila dollari raccolti fino a quel momento restituiti ai donatori.

Izhar Gafni e Nimrod Elmisch sono quindi tornati sul mercato a caccia di importanti investitori, in grado di sostenere gli ingenti costi di attivazione del progetto. Nel frattempo, a conti fatti, la difficoltà di reperire e lavorare il cartone probabilmente allontana il sogno di una bici a bassissimo costo. Le ipotesi più accreditate parlano infatti di un possibile costo della bici tra i 30 e i 50 dollari per i mercati dei Paesi poveri e 100 dollari per quelli che poveri non sono.

Il progetto rimane di straordinario interesse anche perché a fianco della bici di cartone Izhar Gafni ha già realizzato, con le stesse tecnologie altri prodotti, primo tra tutti una sedia a rotelle per portatori di handicap motori. Noi di Bricoliamo continueremo a seguire la vicenda e vi terremo passo passo informati.

Luglio 2013

ROTTA DI NAVIGAZIONE:


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