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La storia del pennello

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Il pennello è un attrezzo semplice ma indispensabile ogni qual volta si voglia stendere con precisione una sostanza liquida o viscosa su una superficie. Pensiamo ai pennelli che vengono usati per il trucco, ai piccoli pennellini per lo smalto per unghie, a quelli usati nelle belle arti, ai pennelli per l’applicazione della colla e naturalmente ai nostri pennelli che utilizziamo per pitturare e decorare le pareti di casa e i nostri manufatti, in qualsiasi materiale essi siano.

La nascita del primo pennello si perde nella notte dei tempi. La leggenda vuole che il primo a dare al pennello la forma che conosciamo sia stato il geniale generale Meng Tian, verso la fine del III secolo a.C. In alcuni testi si legge che il generale, di passaggio nella provincia del Guangdong, nel sud della Cina, notò una razza di conigli dal pelo particolarmente lungo e sottile. Altri sostengono che il primo pennello sarebbe stato costruito da Meng Tian con un ciuffo di peli di capra incastrati in una muraglia difensiva.

A contribuire alla realizzazione del primo pennello due particolari aspetti: il primo è che Meng Tian, oltre ad essere un militare, fu un importante architetto a cui si deve la costruzione di un ampia rete stradale, concepita soprattutto ad uso della casata imperiale, ma divenuta fondamentale per i trasporti, gli scambi economici e le comunicazioni dell’epoca e di quelle a venire. Il secondo aspetto riguarda la codifica ufficiale dei caratteri scritti che in Cina avvenne nel 221 a.C. grazie a Shi Huangdi della dinastia Qin.

L’attività progettuale di Meng Tian e l’adozione ufficiale della scrittura a pittogrammi resero indispensabile a quello che ancora oggi viene considerato in Cina il “padre del pennello” l’invenzione di un utensile che consentisse una scrittura precisa e agevole. Ancora oggi nella città di Huzhou, considerata la “città del pennello da inchiostro” si tiene l’annuale Huzhou Ink Brush Festival, durante il quale si svolgono varie attività commemorative dedicate a Meng Tian.

Partito come strumento per la scrittura dei pittogrammi cinesi il pennello ebbe poi un’evoluzione verso le svariate applicazioni che oggi conosciamo, comprese quelle che più ci interessano, cioè la tinteggiatura, la verniciatura e la decorazione di muri e manufatti in legno, metallo o quant’altro. Nel tempo, per la costruzione di pennelli vennero usati i peli degli animali più svariati: dal maiale alla martora, dallo scoiattolo al cavallo, dal lupo alla donnola e potremmo proseguire ancora a lungo.

Per i pennelli che da sempre usiamo per il bricolage, come peraltro per quelli utilizzati da artigiani e professionisti, la materia prima è il pelo del maiale. La produzione delle setole di maiale per i pennelli è sempre stata cinese. Fino agli anni ’60 esisteva anche una produzione europea che però e andata rapidamente a sparire a causa della sempre più elevata industrializzazione degli allevamenti di maiali.

Bisogna sapere che la setola utilizzata per realizzare i pennelli è di qualità solo se il maiale passa un inverno in una condizione di allevamento naturale. E’ proprio durante l’inverno che il pelo del maiale, per proteggerlo dal freddo, si irrobustisce e cresce anche fino a 11/12 centimetri di lunghezza. Negli allevamenti intensivi il maiale viene preparato per la macellazione in soli 6/8 mesi, vivendo peraltro in un regime di temperatura costante e soggetto ad una sovralimentazione mirata al rapido aumento del peso. In questo modo le setole sono deboli e corte, tanto da non poter essere utilizzate per la produzione di pennelli, tant’è che vengono ormai completamente dirottate verso la produzione dei mangimi.

In Cina fino agli anni ’80 le tante famiglie contadine allevavano ciascuna una decina di maiali, macellandone più o meno uno al mese e ottenendo carni deliziose e setole di qualità eccellente. Tali maiali erano allevati con metodi tradizionali e non venivano macellati se non avevano ancora compiuto almeno un anno di vita (quindi aver passato come minimo un inverno). Per capire la dimensione e l’importanza del maiale nella cultura contadina cinese basti sapere che l’ideogramma che esprime la parola “famiglia” è composto dal simbolo della parola “casa” posto sopra il simbolo della parola “maiale”, sinonimo di fortuna e prosperità.

Fino al pieno potere del regime e dell’ideologia comunista, la raccolta delle setole nelle fattorie (erano milioni) sparse su tutto l’immenso territorio cinese, era rigorosamente organizzata dallo Stato. Raccoglitori specializzati le prelevavano dai micro allevamenti familiari, per poi essere lavate e selezionate sulla base della regione di provenienza e della qualità. In generale i maiali delle regioni del nord della Cina forniscono setole più lunghe e morbide, particolarmente adatte ai pennelli per le belle arti, mentre dal sud arrivano setole più forti e dure, perfette per l’applicazione delle vernici.

Due anni dopo la morte di Mao Tse-tung, avvenuta nel 1976, prese la guida del Paese Deng Xiaoping, politico pragmatico che introdusse nel 1978 le prime riforme che consentirono alla Cina di iniziare il proprio percorso nell’economia di mercato, promuovendo le esportazioni e sollecitando rapporti commerciali con altre nazioni. Era l’inizio dello straordinario decollo dell’economia cinese.

Il primo effetto dell’apertura all’economia di mercato fu quello di stimolare una maggiore mobilità dei lavoratori (fino ai primi anni ’80 indirizzati dallo Stato verso le imprese presso cui avrebbero dovuto lavorare), che ora cercavano lavoro non solo presso le aziende statali o miste ma anche presso quelle private. In pochi anni centinaia di milioni di lavoratori hanno lasciato l’agricoltura per trovare lavoro nelle città, mentre circa 150 milioni di lavoratori migranti si trasferivano dalle provincie per un posto di lavoro temporaneo nell’industria.

Il numero delle famiglie dedite all’agricoltura e all’allevamenti dei maiali diminuisce a vista d’occhio, mentre iniziano a nascere i primi allevamenti intensivi. Oggi la setola cinese ha perso quelle caratteristiche di qualità e di classificazione che l’avevano contraddistinta fino agli anni ’80 e in più sta sempre più diminuendo anche in quantità, tanto da far prevedere una sua sostanziale scomparsa nei prossimi anni, quanto meno per il nostro mercato dei pennelli per la pittura.

LA SETOLA SINTETICA

La soluzione per far fronte alla sempre più scarsa reperibilità della setola naturale porta le aziende del settore a sviluppare e perfezionare le tecnologie necessarie per produrre setole sintetiche che possano sostituire la setola naturale. L’operazione riesce perfettamente per l’applicazione di vernici all’acqua, per le quali oggi sono assolutamente consigliati i pennelli a setola sintetica, mentre per l’applicazione degli smalti a solvente il pennello in setola naturale rimane lo strumento migliore.

Il motivo sta nel fatto che la setola naturale ha un’ottima capacità di assorbimento della vernice a solvente, facilitandone così la stesura che risulterà perfettamente compatta e uniforme. Questa stessa capacità di assorbimento diventa un problema se usiamo uno smalto all’acqua: le setole naturali perdono elasticità e il risultato è che se nel primo passaggio il pennello lascia lo smalto sulla superficie, nella pennellata di ritorno, riassorbe l’acqua e con essa il colore, formando così striature che si possono eliminare solo a fronte di diverse mani. Questo fenomeno non si verifica con le setole sintetiche. (Un tempo i pittori, una volta usati, mettevano a bagno i pennelli in setola naturale nell’olio e mai nell’acqua).

Un suggerimento: la scelta del pennello giusto è fondamentale per garantirsi un buon risultato di qualsiasi lavoro di verniciatura e se dobbiamo terminare un lavoro di pitturazione l’indomani, il pennello a setola naturale potete anche metterlo nell’acqua per evitare che si secchi, ma immergetelo sporco di vernice che eserciterà un effetto idrorepellente. Se immergete un pennello in setola naturale nell’acqua dopo averlo debitamente pulito da tutti i residui di vernice il giorno dopo troverete uno “straccetto” senza consistenza.

Ma torniamo ora al nostro racconto perché il progressivo calo della quantità e della qualità delle setole cinesi a partire dagli anni ’80 non è cronologicamente il primo motivo che ha portato le industrie del settore a lavorare sullo sviluppo delle tecnologie produttive delle setole sintetiche. Dobbiamo fare un salto di 30 anni, quando nel 1950, il presidente U.S.A. Harry Truman dispose l’embargo totale verso la Repubblica Popolare Cinese, a seguito della firma del trattato di alleanza tra Mosca e Pechino (febbraio 1950) e dello scoppio della guerra in Corea (giugno 1950). Bisognerà aspettare il 1972 per una ripresa dei rapporti diplomatici tra le due superpotenze, con un viaggio a Pechino, il 21 febbraio, del presidente americano Richard Nixon. Nel frattempo, tornando alla storia del nostro pennello, occorreva trovare il modo per fare a meno delle setole dei maiali cinesi.

Il governo americano incontrò così gli ingegneri della Dupont de Nemours, che solo dieci anni prima avevano inventato il nylon, per sensibilizzarli sul problema. Iniziò così lo studio e la ricerca che avrebbe portato alla realizzazione delle prime setole sintetiche.

La setola sintetica può presentarsi in tre diverse forme: completamente cilindrica, la più facile da produrre; un cilindro appuntito (quasi fosse temperato come una matita), con una lavorazione industriale rigidamente vietata nei paesi civilizzati dell’occidente in quanto mortale per i lavoratori (si tratta di immergere il filamento in acido per estrarlo con un processo lento: l’ultima parte del filamento che sta per più tempo nell’acido risulta alla fine assottigliata fino ad assomigliare alla punta di una matita. L’acido a lungo andare brucia i polmoni degli operai. Questa pratica industriale la troviamo solo in alcuni paesi orientali dove la tutela dei lavoratori è ancora scarsa o addirittura inesistente); infine arriviamo alla forma conica. La più difficile da produrre, ma anche quella che più si avvicina alle performance della setola naturale.

La Dupont arrivò a brevettare tre tipi di filamento sintetico conico: il Tynex, in nylon, adatto al professionista per la sua lunga durata e resistenza all’abrasione; il Orel, in poliestere, più rigido rispetto al Tynex è il più consigliato per il fai da te e per il trattamento del legno e il Chinex, quello tecnologicamente più avanzato e che più si avvicina alle prestazione delle setole naturali. I filamenti possono essere pieni, cavi o triloculari (tre fori): quelli pieni vincono per la qualità, mentre quelli cavi e triloculari sono più competitivi in termini di prezzo.

L’ITALIA PROTAGONISTA CON NESPOLI GROUP

Per arrivare a chiudere la storia del pennello arrivando ai giorni nostri, abbiamo la possibilità di raccontare la storia di un’eccellenza tutta italiana. Stiamo parlando della Nespoli, azienda della Brianza “nata nel 1945 – ci racconta Luigi Nespoliquando, dopo la guerra, mio padre Oreste cominciò a girare in bicicletta per tutti i casolari e le officine a vendere pennelli per la colla. In quegli anni la Brianza era una zona povera, tutti erano d’estate contadini e d’inverno falegnami. Dopo questo faticoso inizio, insieme a suo fratello Bruno, cominciò a produrre i pennelli di notte in modo da poterli vendere di giorno, potendo così guadagnare qualche soldo in più”.

L’abilità, la tenacia e il grande lavoro premiarono i fratelli Nespoli che dalla bicicletta, passarono prima al Guzzino e poi alla prima 600 Fiat. Oltre ai piccoli falegnami iniziarono a vendere i propri pennelli anche a qualche negozio fino al 1968 quando Oreste Nespoli venne prematuramente a mancare.

Un doloroso lutto che ho dovuto elaborare molto velocemente – continua a raccontare Luigi Nespoli -. Avevo 19 anni e improvvisamente mi ritrovai ad avere la responsabilità della famiglia, con una mamma casalinga e due fratelli ancora molto piccoli. Mi rimboccai le maniche, presi la cartelletta di plastica di mio papà, salii sulla sua vecchia 600 e inizia a girare per trovare nuovi clienti.”

Oggi (mentre stiamo scrivendo corre il mese di giugno del 2014) la Nespoli Group opera in tutto il mondo con unità produttive e commerciali in Italia, Francia, Germania, Spagna, Polonia, Portogallo, Austria, Russia, Gran Bretagna e Cina, che occupano circa 1.900 collaboratori, che producono ogni anno circa 150 milioni di pezzi.

La Nespoli iniziò a produrre pennelli in setola sintetica già dagli anni ’80, utilizzando un filamento giapponese, il Kanekaron. Da allora, una volta scaduti i brevetti Dupont, il laboratorio Nespoli si è impegnato a fondo per migliorarli ed ottenere filamenti con performance sempre più elevate fino ad arrivare oggi, dopo cinque anni di studi e ricerche, al Fillpro, quella che in Nespoli viene definita come la “setola del futuro”.

Fillpro è una setola conica, piena o triloculare, che offre le migliori prestazioni in assoluto nell’applicazione delle vernici all’acqua, avvicinandosi ormai moltissimo alla setola naturale per le vernici a solvente.

Ci abbiamo messo cinque anni per arrivare a questo livello di qualità e di versatilità – spiega Luigi Nespoli -. Considerando le richieste e lo sviluppo commerciale che Fillpro sta avendo non solo in Europa ma anche in Giappone e in America, giusto per citare i due mercati più importanti oltre a quello europeo, credo di poter dire che siamo riusciti a proporre il meglio che oggi possa esistere per quanto riguarda la setola sintetica. Avere raggiunto e superato i livelli di un gigante come Dupont è per noi motivo di grandissimo orgoglio, anche se ci rendiamo conto che, mentre per noi lo sviluppo tecnologico della setola sintetica è vitale per mantenere la leadership di questo mercato, per Dupont, considerando tutte le sue importanti attività, non riveste certamente un’importanza primaria.”

Un orgoglio che da italiani condividiamo con grande piacere. Attualmente Fillpro è prodotto dallo stabilimento Nespoli di Pordenone in una linea di produzione lunga 60 metri.

Giugno 2014

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