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Grappa Fai da Te

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E’ di questi giorni la notizia che, con il sostegno della Lega Nord, è passato in commissione il disegno di legge che tende a legalizzare e liberalizzare la produzione di grappa ai cittadini che vogliono sperimentarsi in questa antica e affascinante arte. Oggi, e così resterà se il disegno di legge non sarà trasformato in legge, è bene sapere che la produzione fai da te di grappa è assolutamente vietato ed è punito con la reclusione da 3 mesi a 6 anni e con una multa che può andare dal doppio a decuplo dell’imposta evasa e comunque non inferiore a 15 milioni delle vecchie lire.

Nonostante il severo divieto è noto a tutti che in vaste zone soprattutto del nord Italia, sono molte le famiglie che con il loro alambicco distillano la loro grappa, perpetuando una tradizione che affonda le sue radici nei bisnonni e nei trisnonni. La motivazione che induce molti a produrre la grappa in proprio non è certo riconducibile al risparmio. Come spesso accade nelle attività di bricolage più raffinate, quello che muove una persona ad impegnarsi è la voglia di creare un qualcosa fatto con le proprie mani, la soddisfazione di raggiungere un risultato di eccellenza e, nel caso della grappa, di ripetere e tramandare un rito che fa parte della storia della propria famiglia: è un momento di socialità unico vissuto insieme ai figli e agli amici (un pò come l’imbottigliamento del vino). Crediamo che su questi temi piuttosto che vietare sarebbe sempre più opportuno informare, più che imporre alla gente di nascondersi, invitarla a mostrarsi e a mostrare a tutti una pratica che fa parte della cultura contadina italiana dalla notte dei tempi.

Naturalmente si sta parlando di produzione di grappa per la soddisfazione del proprio uso e gusto personale, certamente non di vendita. Infatti il disegno di legge prevede un tetto massimo di 50 litri di grappa all’anno, destinata solo per uso personale o per essere regalata, mai venduta, ad amici e parenti.

I primi ad osteggiare il percorso di questo disegno di legge sono ovviamente i produttori di grappa che, tramite le loro associazioni, sottolineano i rischi relativi alla salubrità e alla qualità delle grappe fai da te. Da parte dello Stato invece la preoccupazione è squisitamente di carattere fiscale ed economico, perché, come ben sappiamo, la commercializzazione di grappa è severamente tassata (i produttori ufficiali devono pagare allo Stato 8 euro ogni litro di grappa immesso in commercio).

Per quanto riguarda l’aspetto sanitario è assolutamente vero che nella produzione di grappa occorre la massima attenzione e cura. Tutti abbiamo sentito parlare della testa, del cuore e della coda in sede di distillazione della grappa, ebbene, non è una trovata pubblicitaria di una celebre marca, ma è l’assoluta verità. La prima parte del distillato può infatti contenere metanolo, sostanza altamente tossica che può portare a gravissime lesioni al nervo ottico, fino a rivelarsi addirittura mortale. La coda della grappa invece deve essere eliminata perché difficilmente digeribile. Si tiene solo il cosiddetto cuore.

LO SCANDALO DELLO SCANDALO DEL METANOLO

Su questo aspetto però ci corre l’obbligo di rilevare come le cronache non abbiano mai riportato casi di morte e di gravi lesioni causate dalla presenza di metanolo nelle grappe distillate privatamente e illegalmente dalle famiglie italiane. Al contrario in più di un’occasione abbiamo appreso come aziende riconosciute i cui prodotti sono stati esposti in tutti i maggiori supermercati, si siano rese protagoniste di vere e proprie stragi di consumatori. E’ la sottile differenza di chi fa un prodotto per passione e per tradizione familiare e chi invece lo fa esclusivamente per denaro.

Concludiamo ricordando che le vittime del tristemente famoso scandalo del vino al metanolo che nel marzo 1986 causò 34 vittime di cui 19 morti e 15 che persero la vista, non hanno ancora ricevuto alcun risarcimento da parte di nessuno. Eppure nel 1992, con sentenza definitiva della Cassazione, 11 imputati furono condannati al carcere per varie ipotesi di reato, tra cui anche l’omicidio volontario, e al risarcimento di circa 1 miliardo di lire per ognuna delle 34 vittime. 34 miliardi di lire mai ricevuti dalle vittime o dai loro familiari, per lo stato di insolvenza dei diretti responsabili. Il maggiore imputato, Giovanni Ciravegna, fu condannato a 14 anni di carcere, ne avrebbe realmente scontati meno della metà. Tutto ciò accadde perché per una “circostanza causale” (così si legge nei vari interventi parlamentari) fu tassato il metanolo, rendendolo così molto più economico dell’etanolo, unico alcol adatto al consumo alimentare.

Speriamo che le vittime di uno scandalo tanto vergognoso possano avere presto quel concreto atto di giustizia che aspettano da più di vent’anni.

Maggio 2009

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2 commenti:

  1. tony disevo ha detto:

    dopo l’aqua si aggiunge il lievito e zucchero nella vinaccia?la vinaccia eve fermentare prima che la metto nel lambilicchio?

    1. bricostaff ha detto:

      Il lievito si aggiunge alle vinacce già fermentate per completare la trasformazione degli zuccheri in alcool. Certo, la vinaccia deve fermentare prima della fase della distillazione. Ricordiamoci però sempre che in Italia la produzione privata di grappa è vietata.

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