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BRICODAY 2012: CONCLUSIONI

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Il BricoDay 2012 ha confermato di essere l’appuntamento più importante per il mercato italiano del bricolage e per gli operatori che per esso quotidianamente lavorano. Non abbiamo ancora i dati ufficiali dell’organizzazione riguardo all’affluenza, ma possiamo sicuramente dire, senza timore di sbagliare, che la quota dei 1.200 partecipanti dell’anno scorso è stata ampiamente superata: il convegno e i seminari hanno riscosso il successo di sempre, quella che ha messo a prova i limiti della capienza della struttura è stata quest’anno la parte espositiva.

Erano più di 100 gli stand che hanno animato il BricoDay di quest’anno e gli operatori in visita si sono attardati più del solito proprio negli spazi dedicati agli stand, conferendo al BricoDay una dimensione fieristica vera e propria. Innovativa la formula e forse per questo di successo, perché ad ogni brand è stato assegnato un solo modulo dove esporre e presentare la propria offerta, ma che ha connotato decisamente il contenuto fieristico dell’evento.

Nell’intervista (vedi nella Rotta di Navigazione) che abbiamo fatto a Giulia Arrigoni e Maurizio Casolaro, rispettivamente direttore ed editore della rivista BricoMagazine, organizzatrice dell’evento, quest’ultimo sottolineava come il “BricoDay non diventerà mai una fiera nell’accezione classica del termine … Per il futuro abbiamo alcune opzioni in cantiere, ma preferisco valutare l’andamento di quest’anno e poi trarre delle conclusioni”. Possiamo dire che già da oggi siamo nel futuro e possiamo anche dire che qualsiasi cosa possa diventare il BricoDay è certo che oggi è da considerare come un evento indispensabile per tutto il settore del bricolage.

Nel corso della stessa intervista, quando abbiamo fatto notare a Maurizio Casolaro la nostra sensazione di un progressiva riduzione dell’attenzione verso la parte convegnistica, lui ci rispose di non essere d’accordo “sul fatto che abbiamo ridotto l’attenzione sulla parte convegnistica, tanto da ritenere la mattinata di quest’anno forse la migliore di sempre“. Ebbene, alla luce delle relazioni e dei contenuti espressi dagli importanti relatori, dobbiamo concordare con l’anticipazione di Casolaro: in effetti il convegno di quest’anno è stato decisamente, se non il più interessante, uno dei più interessanti nella storia del BricoDay.

Il convegno, dopo l’apertura di Giulia Arrigoni (vedi nella Rotta di Navigazione l’articolo e il filmato dedicato), è entrato nel vivo con una testimonianza di altissimo livello portata al BricoDay da Massimiliano Zampella, european sourcing office managing director di Home Depot, la più grande catena al mondo di distribuzione di prodotti per il bricolage. Al di là delle strategie e della grande attività di Home Depot, l’intervento di Massimiliano Zampella, ci ha dato l’idea di quanto il mercato americano sia avanti non solo rispetto a quello italiano ma all’intero mercato europeo. I motivi che portano alla straordinaria differenza tra la spesa pro capite per il bricolage in Europa rispetto agli Stati Uniti (vedi l’intervento di Giulia Arrigoni nella Rotta di Navigazione), sono certamente sociali e strutturali, ma riguardano anche un aspetto importante nell’approccio di qualsiasi insegna verso i propri clienti. Home Depot in questo senso ha investito moltissimo nell’assistenza alla vendita proponendo nei negozi tanto personale e altamente qualificato nel consigliare e rispondere a tutte le domande dei consumatori. Un aspetto invece decisamente carente nelle insegne nostrane. A testimonianza di questo impegno di Home Depot ecco uno spot televisivo pianificato nella scorsa primavera.

La necessità di un’assistenza alla vendita precisa e puntuale al consumatore è stata motivata da Zampella con la mancanza di cognizioni tecniche e di manualità della generazione XandY, cioè quella costituita dai trentenni e quarantenni americani, la stessa mancanza che storicamente registriamo anche noi in Italia. Dall’intervento di Home Depot è poi emerso lo straordinario stato di avanzamento dell’e-commerce, in tutte le sue declinazioni, in America rispetto a quanto lo sia in Europa e ancor di più in Italia.

Per quanto riguarda l’intervento dell’altra catena estera, la francese Mr Bricolage, il relatore Yves Puddu, directeur development, ha fatto emergere come l’associazionismo tra punti vendita possa essere un’opportunità importante. Ricordiamo che il Gruppo Mr. Bricolage, con la sua proposta di affiliazione, vanta 643 negozi (quasi quanto l’intera GDS italiana) dei quali 62 fuori dal territorio francese. La relazione di Puddu ha assunto un particolare interesse per la platea di operatori italiani perché, nel nostro Paese l’associazionismo, guardando i dati (vedi l’intervento di Giulia Arrigoni nella Rotta di Navigazione), è in significativo calo: i negozi escono dalle reti di franchising e diventano indipendenti e i Consorzi sono sempre più soggetti a scissioni che inevitabilmente ne indeboliscono il peso sul mercato.

L’insegna italiana Self ha portato all’attenzione del BricoDay l’esperienza della ristrutturazione del loro punto vendita di Settimo Torinese e in particolare del reparto colori e vernici con l’introduzione di marchi propri. Ricordiamo che il tema del convegno era proprio “Il prodotto tra marca e private label”. Per rappresentare la dinamica realtà Self, il relatore, Kristos Basimas, purchase & sourcing director di Self, ha proposto un interessante video arricchito da interviste ai responsabili di reparto e ai consumatori.

L’Italia, secondo i dati portati da Kristos Basimas, è il fanalino di coda in Europa, insieme a Grecia e Turchia, riguardo allo sviluppo della marca privata della distribuzione. In Italia i prodotti a marca privata pesano solo per il 17% del totale mercato, molto al di sotto della media europea (30%) e di Paesi come la Svizzera (53%) la Gran Bretagna (47%), la Spagna (42%) e la Germania (41%).

Nell’ambito della proposta della marca privata, mentre l’approccio di Self è tendenzialmente orientato a comprendere nella marca la propria insegna, Leroy Merlin, intervenuta al BricoDay con Mauro Carchidio, direttore finanziario di Leroy Merlin Italia, preferisce adottare marchi di fantasia arricchendoli di qualità, di prezzo conveniente e dei valori che l’insegna sta portando avanti in termini di sviluppo sostenibile. Leroy Merlin Italia nei prossimi tre anni passerà dall’attuale 11% di prodotti a marca privata al 16%, con una particolare attenzione per i reparti Giardino e Sanitari.

Le aziende che hanno portato il loro contributo al convegno sono state Philips, con Lucio Trocino, cluster leader Italy e Materis Paints Italia, con Marcel Masson, director development. Entrambe ovviamente hanno sostenuto il prodotto di marca come garanzia di qualità e di investimenti in ricerca e sviluppo. Tuttavia entrambe hanno sottolineato come la convivenza tra il prodotto di marca e la private label sia assolutamente pacifica, anzi è proprio lo sviluppo dei prodotti a marca privata che stimola sempre di più l’industria a fare di più e meglio in funzione della proposta di prodotti sempre più innovativi.

Infine, particolarmente interessante è stata la relazione di Andrea Lenotti, consulente di direzione di Annovi Reverberi, azienda specializzata nella produzione di idropulitrici che sviluppa un importante fatturato con le private label e con i prodotti a licenza (grandi aziende riconosciute danno in licenza il proprio marchio per la produzione di idropulitrici). Il fatturato di Annovi Reverberi si sviluppa per l’85% all’estero e la private label viene considerata un’opportunità importante per le aziende, soprattutto nei periodi di crisi economica come quello che stiamo attraversando.

Settembre 2012

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