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Capitolo 4. Il massacro delle applicazioni tecniche

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Lo scritto di Luca Goldoni fa parte della storia del bricolage italiano e da una attenta lettura si possono evidenziare due aspetti fondamentali. Il primo riguarda l’interpretazione del fare da sé in una logica di massa (aggiustare il rubinetto, riparare la lavatrice, ecc.) e non, come veniva proposto all’epoca, con una postura artigianal-professionale che suggeriva la costruzione di manufatti complessi e che poneva come attività primaria la lavorazione del legno. Il secondo, altrettanto importante, si riscontra quando l’autore definisce, ampliando il concetto a molta parte della popolazione, la propria preparazione tecnica “vergognosa“.

Deve essere evidente che un ragazzo di quindici anni che ritiene che svitando una lampadina, il flusso di corrente di continua ad espandersi nella stanza è equiparabile ad un suo coetaneo convinto che Dante Alighieri sia il titolare dell’omonima fabbrica di olio: il famoso olio Dante, pubblicizzato in televisione. Eppure non è così. Gli italiani sono pronti a gridare allo scandalo su un congiuntivo sbagliato o peggio ancora sull’ignoranza dei capisaldi della cultura umanistica nazionale (Dante, Petrarca, Boccaccio, Leopardi, Manzoni, Pascoli, Ungaretti, Quasimodo, Montale). Sono già più tolleranti sulla mancanza di conoscenza dei grandi nomi delle arti figurative (Leonardo, Michelangelo, Raffaello, Botticelli, Tintoretto, Giotto, Segantini, Modigliani, Guttuso). Risolvono invece con un comprensivo sorriso qualsiasi strafalcione sui grandi personaggi, eventi o argomenti della scienza e della tecnica (Pitagora, Euclide, Archimede, Galilei, Volta, Marconi, Galvani, Fermi, Meucci). Ma lo stesso comprensivo sorriso lo ritroviamo anche se, molto banalmente, ci si trova in difficoltà nell’individuare con immediatezza il risultato di 7 x 6 (valutate voi stessi il tempo che ci avete messo per farvi venire in mente il risultato e paragonatelo al tempo di reazione della vostra mente rispetto al binomio: Dante Alighieri-Divina Commedia, oppure Manzoni-Promessi Sposi).

Per curiosità più che per informazione. Nella primavera del 2000, l’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) ha realizzato un’indagine sui livelli di cultura matematica e scientifica degli studenti di quindici anni. A questa gigantesca ricerca, denominata PISA (Programme for International Student Assessment, cioè programma internazionale per la valutazione del profitto degli studenti) parteciparono 31 nazioni e i test coinvolsero oltre 250.000 studenti. Posta a 500 la media totale del livello di cultura matematica e scientifica dei ragazzi, scopriamo che gli italiani esprimono un livello di preparazione a dir poco imbarazzante, decisamente sotto la media e davanti solamente ai colleghi di Portogallo, Grecia, Lussemburgo, Messico, Brasile e Lettonia.

 Paesi membri OCSE
Cultura matematica
Cultura scientifica
Giappone
557 550 
Corea
547 552
Finlandia
536  538
Nuova Zelanda
537
528
Canada
533
529
Australia
533
528
Gran Bretagna
529
532
Austria
515
519
Svizzera
529
496
Svezia
510 512
Francia
517  500
Irlanda
503 513
Belgio
520  496
Islanda
514
496
Rep.Ceca
498
511
Norvegia
499
500
Danimarca
514
481
U.S.A.
493
499
Ungheria
488
496
Germania
490
487
Spagna
476
491
Polonia
470
483
Italia
457
478
Portogallo
454
459
Grecia
447
461
Lussemburgo
446
443
Messico
387
422
Paesi partner

 
Liechtenstein
514  476
Brasile
334
375
Lettonia
463
460
Russia
478
460
Media OCSEMedia totale 498
502
Media totale 500
500 

Se poi dalla cultura matematico-scientifica si passa alla cultura tecnica e tecnologica non si può che rilevare il progressivo e inequivocabile disinteresse della scuola italiana a preparare i nostri ragazzi in tal senso. I lettori più maturi ricorderanno quando, nel 1963, il Ministro della Pubblica Istruzione del Governo monocolore DC presieduto da Amintore Fanfani, Luigi Gui firmò la legge 1859/62 i cui programmi furono emanati con il DM del 24 aprile 1963. Si trattò della riforma che sostanzialmente istituì le scuole medie così come le conosciamo rendendole obbligatorie.

Tra le materie del programma scolastico venne inserita “applicazioni tecniche“, con la differenziazione tra maschili e femminili. Erano tre ore settimanali obbligatorie per il primo anno, che diventavano facoltative per il secondo e il terzo anno, già, perché sin da allora le applicazioni tecniche erano considerate una materia di secondaria importanza. In realtà mi ricordo che i maschi si divertivano e imparavano moltissimo, tant’è che alla Colorni, la scuola media che io ho frequentato a Milano nella seconda metà degli anni ’60, tutti i ragazzi, di tutte le sezioni, confermarono la frequenza alle tre ore di applicazioni tecniche anche nel secondo e nel terzo anno. Si facevano piccoli progetti, si andava in laboratorio a realizzarli con il traforo e il compensato, si imparava a collegare i fili per accendere una piccola lampadina, si eseguivano gli esperimenti studiati durante le ore di scienze e molto altro ancora. Ricordo che alle femmine andava molto peggio con il ricamo, l’uncinetto e il punto croce, infatti nella mia classe, mista, le ragazze provavano una evidente e manifesta invidia per noi maschietti quando squillava la campanella di inizio dell’ora di applicazioni tecniche. Non tutte, però molte.

Con il DM del 9 febbraio 1979, promulgato dal Governo DC-PRI-PSDI presieduto da Giulio Andreotti e con il repubblicano Giovanni Spadolini al Ministero della Pubblica Istruzione, si rese applicativa la legge 348/77, approvata dal Governo pentapartito (DC-PRI-PSI-PSDI-PLI) presieduto anche in quel caso da Giulio Andreotti con il democristiano Franco Maria Malfatti alla Pubblica Istruzione. Una nuova riforma che, tra l’altro, trasformò le applicazioni tecniche in “educazione tecnica“, cancellando la diversità di programma tra maschi e femmine, mantenendo le tre ore settimanali ma rendendole obbligatorie anche per le classi 2° e 3° e, purtroppo, definendo un programma assai più teorico con la conseguente eliminazione di ore di laboratorio a favore dello studio in classe. Un primo schiaffo a quella già scarsa cultura della manualità, in attesa del vero pugno nello stomaco quando nel 1990 (Governo Andreotti), a causa dei tagli alla scuola previsti nella legge finanziaria venne sostanzialmente dimezzato il numero di insegnanti sia di educazione tecnica che di educazione fisica. Da quel momento la pratica scomparve completamente: solo teoria.

Ma se è vero, come a volte purtroppo è vero, che al peggio può non esserci mai fine, arriviamo alla recente e contestata riforma emanata dal governo di centro-destra presieduto da Silvio Berlusconi e firmata dalla ministro all’istruzione, università e ricerca scientifica, Letizia Brichetto Arnaboldi Moratti. Si tratta della legge nr. 53 del 28 marzo 2003 resa applicativa dal DL nr. 59 del 23 gennaio 2004. Con questa nuova riforma la “educazione tecnica” scompare, al suo posto compare una nuova materia denominata “tecnologia” che viene compresa all’interno dell’insegnamento di matematica e scienze.

Il primo effetto provocato è ovviamente tra gli insegnanti di educazione tecnica (oltre 20.000) che si ritrovano senza cattedra. Il secondo lo provoca invece in noi, nostalgici delle applicazioni tecniche, che dobbiamo assistere alla inesorabile e impietosa cancellazione anche del concetto di “tecnico” dal programma scolastico. Non solo. Con la riforma Moratti l’orario scolastico passa da 990 ore annue (30 settimanali) a 891 (27 settimanali) e la prima conseguenza non poteva essere che la riduzione delle tre ore di educazione tecnica in una sola ora di tecnologia, obbligatoria per il primo anno e facoltativa per gli anni successivi. Riporto così come lo ho scaricato dall’allegato C (Indicazioni nazionali per i piani personalizzati di studio nella scuola secondaria di primo grado – così si chiama oggi la vecchia scuola media – n.d.r.) del decreto attuativo della legge lo schema della suddivisione delle materie scolastiche e delle rispettive ore.

La tabella è su base annuale quindi per ottenere le ore settimanali bisogna dividere per 33, che è il numero di settimane destinato alla frequenza scolastica. Nella tabella noterete anche tre livelli di, minimo, medio, massimo delle ore destinate all’insegnamento: la colonna da tenere in considerazione è quella con la tipologia di orario “medio” perché è quella che prevede le 891 ore obbligatorie previste dalla legge e che presumibilmente tutti i presidi, insegnanti e studenti seguiranno. La legge prevede anche l’inserimento di una serie di ore facoltative che dovranno essere gestite direttamente dalle scuole, insieme ai genitori degli studenti. In realtà su questo aspetto non esistono ancora indicazioni precise tanto che la legge per l’anno scolastico 2004/2005 dovrebbe essere applicata solo nelle prime classi, rimandando agli anni successivi tutta una serie di problemi organizzativi rispetto a orari e insegnamenti. Quello che comunque a noi deve interessare è la scomparsa delle tre ore di educazione tecnica a fronte di una sola ora di tecnologia. E questo è un fatto.

INSEGNAMENTI   ORE ANNUE  
   Minimo   Medio   Massimo 
Italiano 307 203  313 319
Storia   60  
Geografia      
Matematica 239 127  245 251
Scienze e tecnologia   118*  
Inglese 114 54  120 126
2° lingua comunitaria   66  
Arte e Immagine 54 60 66
Musica 54 60 66
Scienze motorie e sportive 54 60 66
Religione 33 33 33
TOTALE   891  

* di cui 33 diedicate alla Tecnologia.

Per farci del male definitivamente, sempre nel già citato allegato C, ho voluto chiarirmi le idee sui contenuti e i significati che la riforma Moratti da alla parola tecnologia. Nel capitolo dedicato agli obbiettivi specifici di apprendimento, dove vengono approfonditi i contenuti di ogni singola materia di studio, leggo e vi propongo che cosa impareranno i nostri ragazzi frequentando l’ora settimanale di tecnologia.

Obbiettivi specifici di apprendimento Classi 1° e 2° TECNOLOGIA
   
I settori dell’economia. La transizione dall’industriale ai sistemi biodigitali Riconoscere ed analizzare il settore produttivo di provenienza di oggetti presi in esame.Riconoscere, analizzare e descrivere oggetti, utensili, macchine, impianti, reti e assetti territoriali nelle loro procedure costruttive, nelle loro parti, nella loro contestualizzazione e in base alla loro sostenibilità/qualità sociale.Rappresentare graficamente un oggetto in modo intuitivo o con il supporto di mezzi tecnologici, applicando regole delle proiezioni ortogonali e forme elementari di assonometria.Individuato un bisogno, realizzare il modello di un sistema operativo per soddisfarlo, seguendo la procedura: ideazione-progettazione .rappresentazione . realizzazione . collaudo -produzione . dismissione . riciclo.
   
Principi di economia domestica Individuare e praticare esperienze di design, cucitura, tessitura e ricamo per scopi funzionali ed estetici. Costruire bozzetti o modelli riferiti ad oggetti d’uso comune, dai vasi ai tessuti ai vestiti, utilizzando materiali elementari e di facile uso.Esercitare attività di decorazione e grafica su modelli volumetrici 

 

Obbiettivi specifici di apprendimento. Classe 3° TECNOLOGIA
Modalità di produzione e di trasformazioni tra differenti tipi di energia.   Formulare ipotesi per il risparmio energetico ed analizzare le tecnologie esistenti già in grado di attuarlo.
Modalità di utilizzazione   Rappresentare in modelli semplificati le principali tipologie di generatori di energia.
Le fonti non rinnovabili e rinnovabili  
Lo spreco energetico   Riconoscere il ruolo delle ecotecnologie per i punti critici della sostenibilità (depurazioni, smaltimento, trattamenti speciali, riciclo, riusi ecc.). Le conseguenze dell’uso dell’energia sulle componenti dell’ecosistema. 
Tecnica   Utilizzare il disegno tecnico (proiezioni ortogonali e assonometrie) per la progettazione e la realizzazione di modelli di oggetti in generale (bricolage, modellismo ecc.) o riferibili all’energia e al suo uso. Leggere e comprendere alcuni semplici disegni tecnici, in particolare planimetrie di manufatti ed assonometrie di componenti meccaniche.

Molta teoria, a tratti anche un po’ fumosa nelle sue definizioni, ritorna l’economia domestica con il taglio, il cucito e il ricamo, ma nel terzo anno troviamo addirittura le parole bricolage e modellismo.

Per concludere ritengo che, se si considera l’attenzione che la scuola italiana ha dedicato negli ultimi 50 anni alla tecnica e alla manualità, non si possa pretendere di avere una popolazione incline e preparata a montare un lampadario al soffitto oppure a verniciare una finestra in legno o a sostituire una piastrella sbeccata. Operazioni molto semplici, che potrebbero essere eseguite con poche cognizioni di base che, però, se sono assenti, rendono impossibile o quantomeno improbabile anche il solo approccio. Per fortuna molte catene di grande distribuzione specializzata nel bricolage organizzano corsi in cui spiegare le tecniche più elementari per affrontare gli interventi più comuni.

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