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Open source 3: l’importanza dei formati liberi

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Un aspetto determinante che differenzia il software proprietario da quello libero riguarda il formato in cui il file, o per meglio capirci il modo in cui il documento che abbiamo scritto, viene salvato. La differenza è lampante: il software chiuso salva il documento in un formato, appunto, chiuso, cioè che non può essere letto se non dal software che lo ha generato. Per intenderci, se scriviamo un documento in Word e lo salviamo, per riaprirlo e leggerlo dovremo necessariamente utilizzare nuovamente Word: se provassimo ad aprirlo con un normale editor di testo ci troveremmo di fronte a una serie di incomprensibili vermetti.

Se invece si utilizza un software libero (il contrappunto a Word si chiama Open Office) il nostro documento verrà salvato in un formato universale, multipiattaforma e, soprattutto, eterno. In sostanza un documento scritto e salvato in Open Office può essere aperto e letto utilizzando anche un normale programma di decompressione, come per esempio Winzip.

I vantaggi più importanti apportati dal software libero sono quindi sostanzialmente due: il primo riguarda la possibilità di dialogare e di scambiarsi documenti tra utenti che usano sistemi operativi e formati diversi. Il secondo vantaggio, forse ancora più importante del primo, è nella garanzia della possibilità di accedere al documento in questione in maniera perpetua, cioè anche tra cento anni quando i computer e i programmi saranno completamente diversi da oggi. A chi è capitato di avere la necessità di aprire un vecchio documento Word senza riuscirci, sa quanto l’aspetto della visione perpetua dei documenti sia importante.

Naturalmente abbiamo usato Word semplicemente come esempio, ma tutti i discorsi fatti riguardano in generale tutti i software proprietari e, allo stesso modo, tutti i software liberi.

Agosto 2007

Gli articoli della serie OPEN SOURCE sono stati scritti grazie alla preziosa e indispensabile collaborazione di FEDERICO CAMPOLI, esperto di tematiche opensource , consigliere del Prato Linux User Group e ideatore del progetto PostgreSQL Day 2007.

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