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Open source 1: perche’ il software libero e’ meglio?

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Oramai, e Linux è l’esempio ad oggi più famoso, i sistemi e i prodotti cosiddetti “open source“, aperti e gratuiti sono una realtà sempre più importante ed affermata, ma per quale motivo molti programmatori e sviluppatori stanno insistendo nel dire che sono meglio degli analoghi sistemi e prodotti chiusi e a pagamento.

La prima risposta è ovvia: tra pagare profumatamente un prodotto o averlo gratuitamente non ci sono dubbi su dove possa ricadere la scelta. La domanda che però si pone è: il prodotto gratuito sarà davvero uguale in termini di prestazioni e di efficienza a quello a pagamento? In questo caso la risposta è più complessa ma estremamente interessante.

Il software a pagamento realizzato e proposto da grandi colossi industriali come Microsoft, Oracle (sponsor insieme a BMW della barca sconfitta da Luna Rossa nella semifinale della Luis Vitton Cup) ha la caratteristica di essere assolutamente inaccessibile se non ai programmatori dipendenti delle aziende detentrici la proprietà dello stesso. Ciò significa che nessun programmatore al mondo potrà mai entrare per creare, per esempio, perfezionamenti o adattamenti alle specifiche esigenze dell’azienda, dell’università o dell’ente pubblico che lo ha acquistato. Qualsiasi intervento, dalla personalizzazione alla semplice manutenzione, deve essere richiesto e deve essere fatto dall’azienda che produce e commercializza il software.

Nel caso del software libero invece, come è il caso di Linux o di PostgreSQL, qualsiasi programmatore al mondo può acquisire il software, “aprirlo” e intervenire per apportare i miglioramenti necessari alle specifiche esigenze dell’utilizzatore. Una differenza quindi abissale che nel concreto significa che se al perfezionamento dei software chiusi possono lavorare migliaia di programmatori e sviluppatori ogni giorno, nei software aperti i professionisti che ogni giorno lavorano al loro sviluppo sono milioni nel mondo. Per questo motivo, con il passare degli anni, i software aperti hanno battuto in termini di qualità, affidabilità e prestazioni quelli chiusi; perché da anni milioni di programmatori hanno lavorato al loro miglioramento.

A questo punto però molti si chiederanno come è possibile che una tale mole di lavoro sviluppata ad un livello di qualità così elevato possa essere frutto di un sistema completamente basato sul volontariato. Proviamo a ricostruire le caratteristiche della filiera dell’open source dai due punti di partenza fondamentali: il mondo accademico, che con i suoi progetti e i suoi ricercatori sviluppa innovazione producendo software che vengono rilasciati con le logiche appunto dell’open source, e una serie di grandi aziende che hanno scelto l’open source come veicolo di ricerca, innovazione e sviluppo. Alcuni prestigiosi esempio sono rappresentati dalle statunitensi Sun MicroSystem e Red Hat e dalla sudafricana Canonical (il cui titolare ha conquistato le cronache di tutto il mondo in quanto primo turista spaziale a bordo dello Shuttle).

In entrambe i casi si creano aggregazioni di programmatori (nell’università ricercatori e studenti, nelle aziende programmatori dipendenti) su progetti di nuovi software tesi al miglioramento di quanto al momento esiste sul mercato. Raggiunto il risultato con la nascita di un nuovo software esso viene rilasciato alla comunità mondiale dei programmatori che hanno la possibilità di usarlo, adattarlo, modificarlo e perfezionarlo in modo da soddisfare appieno le specifiche esigenze dei propri clienti.

L’informazione di tutti questi interventi di miglioramento del software approdano ad un Core Team, normalmente composto dai padri inventori del software stesso e da programmatori e sviluppatori che si sono distinti per il contributo professionale e creativo, che decide quali di questi miglioramenti hanno le sufficienti caratteristiche qualitative per poter partecipare alla crescita del software nelle successive versioni.

In questo modo le aziende riescono ad avvalersi praticamente di un enorme centro ricerca con milioni di programmatori che ogni giorno lavorano e studiano i miglioramenti da apportare al prodotto base. Dal canto loro i milioni di programmatori, oltre a poter usufruire di software di alta qualità gratuitamente, con conseguenti vantaggi per se e per i propri clienti, hanno la possibilità, se “altamente meritevoli” di poter vedere un miglioramento da loro proposto in una versione successiva del software in questione, con la prestigiosa inclusione del proprio nome nel codice sorgente e i ringraziamenti ufficiali nel sito di promozione del software stesso.

Indubbiamente il mondo dell’open source è inusuale per gli schemi tradizionali della produzione e commercializzazione di prodotti, d’altro canto però lo straordinario sviluppo che la tecnologia della comunicazione e della gestione di tutti i processi aziendali hanno fatto in questi ultimi dieci anni, gia di per sé hanno portato ad una rivoluzione nel modo non solo di lavorare, ma anche di pensare di tutti noi. Non c’è quindi da stupirsi che anche le vecchie procedure di produzione e commercializzazione di un prodotto possano, quanto meno, o almeno per il momento possano essere in qualche modo rinnovate, o addirittura rivoluzionate andando a delineare uno schema nuovo e parallelo a quello classico. L’importante è tenere d’occhio gli eventi e cogliere le opportunità migliori che il mondo della tecnologia e delle sue applicazioni ci offre per lavorare meglio, risparmiando tempo e denaro.

Giugno 2007

Gli articoli della serie OPEN SOURCE sono stati scritti grazie alla preziosa e indispensabile collaborazione di FEDERICO CAMPOLI, esperto di tematiche open source , consigliere del Prato Linux User Group e ideatore del progetto PostgreSQL Day 2007.

 

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