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L’editoria internet tra informazione e comunicazione

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QUELLO CHE SEGUE È IL CAPITOLO 29 DEL LIBRO “TIME OUT: UN MOMENTO DI RIFLESSIONE SULLA TV SATELLITARE, INTERNET E IL DIGITALE TERRESTRE TRA TECNOLOGIA, POLITICA E CONTENUTI”, SCRITTO DA MAURO MILANI NEL 2005.

Se sulfronte dei servizi molto è stato fatto e i trend di crescita lo dimostrano, non altrettanto si può dire per quanto riguarda l’informazione. Eppure vi ho già riportato quanto l’informazione sia importante nella consultazione di internet. Informazione relativamente alla cronaca, alla politica, allo sport, ma anche informazione specializzata su singoli prodotti, pratiche o territori.

Mi spiego meglio: se intendo fare le vacanze in Salento vorrei entrare in internet e trovare tutte le informazioni sulla storia, la cultura, i monumenti, la cucina e gli itinerari turistici. Allo stesso modo se scopro dei tarli nella vecchia e preziosa credenza della nonna, voglio sapere il perché e il rimedio. Oppure ancora, se mi sto preparando ad un trasloco, voglio avere consigli, suggerimenti e indicazioni su tutto quanto è bene tenere in considerazione.

Potrei andare avanti per pagine con questo genere di esempi, ma è evidente che sto parlando di informazione specializzata e tematica. Un tipo di informazione fondamentale, che ha trovato in internet la sua consacrazione, ma che in Italia viene poco e male trattata e considerata.

I siti e portali di informazione ad oggi, salvo alcune eccezioni, sono fondamentalmente un clone elettronico delle edizioni cartacee (alludo ai quotidiani e ad alcune testate settimanali e mensili di grande tiratura), che già è qualcosa, oppure una semplice promozione/presentazione della rivista cartacea in rete (alludo a tutta la stampa tecnica rivolta agli operatori).

Due espressioni assolutamente lecite e potenzialmente utili ma che non posso considerare “editoria internet“. In realtà i prodotti editoriali studiati e realizzati specificamente per internet sono molto pochi e tendenzialmente non strutturati.

Il contenuto è una risorsa fondamentale per il successo di un sito o di un portale. Ma il contenuto deve essere individuato e scritto da persone che hanno o che stanno studiando per acquisire una professionalità nella comunicazione e nell’informazione. Si chiamano giornalisti, ma gli editori internet non ne vogliono sapere, sostengono che in internet si fa comunicazione e non informazione, quindi non è necessario registrare la testata in quanto testata giornalistica e soprattutto non è necessario applicare regole e contratti che disciplinano il lavoro giornalistico.

Il risultato è che l’editoria internet non si avvale o si avvale solo di nascosto delle professionalità idonee per sviluppare quei contenuti di informazione che gli utenti ricercano.

Per esempio, risale solo all’agosto 2004 l’annuncio della Federazione Nazionale della Stampa Italiana e dell’Associazione della Stampa Sarda riguardo all’accordo sottoscritto con Tiscali che prevede l’impegno del grande portale di registrare la testata, nominare un direttore responsabile ed applicare il contratto nazionale di lavoro di categoria ai dieci giornalisti che lavorano alla costruzione delle notizie che troviamo ogni giorno su Tiscali.

Proviamo a capire e prendiamola larga: entrambe i termini derivano dal latino: comunicare è un etimo composto da “munus” e da “cum”, cioè “compiere insieme un incarico”. Questo significa che il termine “comunicazione” comprende azioni e reazioni di più persone, infatti tutte le operazioni comunicazionali prevedono un ritorno da parte dei destinatari della comunicazione stessa. Un ritorno economico se si tratta di comunicazione pubblicitaria. Un ritorno in prestigio e notorietà se si tratta di eventi o sponsorizzazioni di relazioni pubbliche. Tutti interventi che tendono a creare coesione intorno a un marchio, a un prodotto, a un concetto, a un’idea.

Con la dovuta riverenza e rispetto non si sbaglia se si pensa alla Chiesa come massima e più alta espressione di comunicazione, un senso di appartenenza ad una comunità che viene consacrato ogni domenica con la “comunione”. Tutto ciò distingue la comunicazione dall’informazione, la quale è sostanzialmente un servizio che viene venduto, nel caso della carta stampata, regalato, nel caso di internet (tranne per pochi casi che vedremo).

Informare, dal latino “in-formare”, significa letteralmente “dare forma”. Il direttore di qualsiasi giornale o il content manager di qualsiasi portale internet, sulla base della sua esperienza, capacità, cultura, sensibilità decide quale notizia pubblicare e decide a quale redattore affidare la notizia per “darle forma”, per renderla fruibile al lettore trasformandola così in “informazione”.

Ebbene, nel caso specifico di internet, contrariamente a tutti gli altri media, le professionalità richieste dalla comunicazione e dall’informazione devono trovare un punto di contatto, in modo che la tecnica consolidata di individuazione e redazione della notizia si integri con le potenzialità di internet che si esprimono attraverso l’interattività e la possibilità di dare spazio ai lettori in quanto fornitori essi stessi di notizie e approfondimenti.

E’ un mestiere nuovo. Non è quello del giornalista. Non è nemmeno quello del copy writer. E’ il “giornalista interattivo”, cioè quel professionista che, oltre a dare forma alla notizia, la rende aperta ai commenti e agli approfondimenti dei lettori appartenenti alla propria comunità (un concetto fondamentale per internet).

Anche in questo caso, in realtà, non si tratta di un’esperienza nuova ma già percorsa dalle radio locali di informazione, prima tra tutte, quanto meno in termini di quantità di ascolti, Radio Popolare di Milano, che si distingue per un profondo rapporto con il suo pubblico che, spesso, diventa un vero e proprio corrispondente sulle notizie.

Questo genere di professionalità in internet stenta a crescere perché gli editori internet stentano a riconoscersi in quanto tali, con tutti gli oneri e gli onori che il ruolo comporta. Si preferisce chiamare il direttore editoriale, content manager, il caporedattore, publisher senior e i redattori, publisher, in modo da creare nuovi ruoli che esulino dal contratto nazionale dei giornalisti.

Il risultato è che internet è diventato il regno dei “copiatori”. Non dando spazio a professionalità che sanno come catturare una notizia e trasformarla in informazione oppure di redigere un’informazione didattica (per esempio come combattere i tarli), il ruolo fondamentale dei publisher in molti siti e portali è quello di recuperare contenuti dalla rete, ma anche dai quotidiani e settimanali cartacei, per trasformarle in articoli da inserire nel proprio sito o portale.

Ad una navigazione attenta della rete si scopre infatti, in maniera inequivocabile, che alcuni articoli sono ripetuti da decine di siti e portali a volte senza nemmeno la decenza di una riscrittura ma semplicemente con un’operazione di taglia e incolla. Questa evidentemente non può essere considerata informazione, ma nemmeno comunicazione. Occorrerebbe una regolamentazione delle professionalità necessarie per fare informazione e comunicazione in internet, esattamente come esiste per tutti gli altri media. Occorrerebbe affrontare seriamente il web rassegnandosi ad investire in professionalità.

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