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Rio Verde, una bella storia italiana

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Chi negli ultimi anni si è cimentato in un lavoro che prevedesse l’uso di una vernice per legno e, alla ricerca della qualità, si è presentato nel suo colorificio di fiducia, avrà certamente notato, a fianco dei marchi storici, una nuova proposta, dalla confezione giovane e moderna e probabilmente caldeggiata dall’esperto negoziante per le sue eccellenze in termini di qualità. Stiamo parlando della linea di vernici per legno Rio Verde, apparsa sul mercato nel 2006 e diventata ben presto una case history di successo.

Naturalmente parole come qualità e successo non possono essere pronunciate a caso e nel caso di Rio Verde hanno radici profonde e, tanto interessanti quanto inconsuete. L’azienda che ha prodotto e proposto la linea Rio Verde a noi consumatori è la Renner Italia, nata nel 2003 grazie alla volontà e alla professionalità di Lindo Aldrovandi, attuale amministratore delegato.

Personaggio davvero particolare e con principi solidi da cui è difficile farlo derogare, Aldrovandi percorse tutte le fasi di una prestigiosa carriera in Sayerlack. Assunto dalla famiglia Cocchi (titolare dell’azienda) come operaio, Aldrovandi scalò tutte le funzioni aziendali fino a diventare direttore generale prima e amministratore delegato poi. E’ a lui che va accreditato il merito di essere riuscito ad aggregare un gruppo di ricercatori all’avanguardia che studiassero la possibilità di produrre uno smalto diluibile all’acqua invece che con i tradizionali solventi. Ci riuscirono, per primi al mondo, nel 1988, quando Aldrovandi aveva poco più di 35 anni.

Con Aldrovandi come amministratore delegato la Sayerlack passò da 36 miliardi di lire di fatturato ai 100 milioni di euro nel 2003, anno in cui Aldrovandi, all’età di 51 anni, fu licenziato dalla nuova proprietà costituita da un grande gruppo della chimica americano, che aveva acquisito l’azienda nell’estate del 2000. Divergenze di vedute e di opinioni. Profonde divergenze: la nuova proprietà entra in collisione con Aldrovandi sui temi a lui cari: etica, professionalità, trasparenza, ricerca e gestione dei collaboratori (che come sappiamo per molte aziende americane si riducono ad essere considerati “risorse umane”).

Molti sostengono che gli americani hanno fatto parecchi errori da quando nel 1492 il nostro Cristoforo Colombo accese la spina del nuovo continente, sul tema ognuno può pensare ciò che crede però è inconfutabile che in questo caso fecero un gravissimo errore perché Aldrovandi, lungi dall’idea di appendere latte e pennelli al chiodo, si attivò immediatamente e, nel giro di un mese, coinvolse gli eredi di Giancarlo Cocchi (fondatore della Sayerlack) e Alexandre Cernacchi, emiliano di nascita e maggiore azionista della Renner Sayerlack, società brasiliana leader nel mercato delle vernici sudamericano, nel progetto di una nuova azienda di vernici per legno.

Dalla lettera di licenziamento alla costituzione della Renner Italia sostanzialmente passò il tempo di un battito d’ali. Già nell’autunno 2003 i chimici ricercatori del laboratorio vernici a base d’acqua affidarono le proprie lettere di dimissioni nelle mani dei manager americani per seguire Aldrovandi nel nuovo progetto. Nel gennaio 2004 venne inaugurato il primo stabilimento a Minerbio, in provincia di Bologna.

Ben presto le lettere di dimissioni consegnate ai manager americani si moltiplicano, tutti credono in Aldrovandi e nel suo progetto. Oggi i collaboratori della Renner Italia sono 250 e l’azienda ha fatturato nel 2014 più di 88 milioni di euro.

Naturalmente l’impostazione che Aldrovandi da alla Renner Italia e quanto di più lontano si possa immaginare rispetto alle logiche delle grandi multinazionali americane. Potremmo dire che supera il concetto di azienda etica, che oggi va tanto di moda, e realizza un’azienda solidale.

Sono tre i principi da cui Aldrovandi non vuole prescindere: la responsabilità sociale, la tutela dell’ambiente e le condizioni salariali dei lavoratori. Sin dal 2004 introduce la 14° mensilità, non prevista dal Contratto Nazionale; nel 2012 nelle buste paga viene inserito il 50% del risparmio energetico sviluppato in azienda (tutti sono coinvolti nella politica anti spreco); nel 2013 e nel 2014 ai lavoratori viene corrisposto l’equivalente del 15% degli utili, ciò significa che ciascun lavoratore ha ricevuto in più 2.150 euro nel 2013 e 3.500 euro nel 2014 (le previsioni per il 2015 sono di 2.750 euro), praticamente uno stipendio in più.

Bisogna capire – ha dichiarato Aldrovandi recentemente a un giornalista del Resto del Carlinoche redistribuire utili tra i dipendenti conviene. Le persone si sentono più legate all’azienda, coinvolte nel progetto, parti di una squadra che lavora per un obiettivo comune. Chi lavora in Renner va orgoglioso della maglia che indossa, quasi fosse quella della propria squadra di calcio”.

Questo entusiasmo e questo orgoglio di appartenenza lo abbiamo trovato pienamente in Elisa Khayam, product manager della linea Rio Verde, che abbiamo intervistato.

In un mercato già piuttosto affollato come è quello dei prodotti vernicianti e in un anno, il 2006, che vedeva già molti economisti preannunciare l’imminente crisi economica globale che scoppierà poi nel 2008, quanto è stato difficile far nascere e crescere la linea Rio Verde?

Quando si parla di produzione, di mercato e di commercio nulla è facile – sottolinea Elisa Khayam, è necessario ricercare la migliore qualità e proporla alla distribuzione e ai consumatori con onestà e trasparenza. Questo è quello che abbiamo fatto e devo dire che è stato un approccio che ci ha premiato. Bisogna anche dire che molti di noi provengono da una solida e importante esperienza nel mondo delle vernici, con soluzioni di ricerca e relazioni che in Renner abbiamo avuto la possibilità di implementare.

Le persone giuste al momento giusto e nel posto giusto. D’accordo, però ai consumatori quello che interessa è il prodotto, o sbaglio?

Non c’è dubbio, infatti è proprio sul prodotto che poniamo la massima attenzione. Si tenga conto che la linea RioVerde, nata espressamente per la distribuzione e il consumatore privato, ha potuto attingere dalla grande esperienza già maturata in Renner nella realizzazione di prodotti e cicli per il mercato professionale. Un mercato al quale deve necessariamente essere garantito il massimo livello di qualità e su questo abbiamo sempre investito moltissimo.

Per esempio?

Ci sono cicli di applicazione la cui efficacia e durata è stata testata con prove estreme che prevedevano la permanenza di un manufatto verniciato in balia degli agenti atmosferici, per cinque mesi tra i ghiacci dell’antartide e altrettanti al sole della California.  Sono test che ci hanno consentito di garantire questi cicli di prodotti per 10 anni.

Questo genere di garanzia di Renner sui prodotti professionali vale anche per i prodotti della Linea Rio Verde?

Non è serio dare una garanzia di durata a un prodotto rivolto al consumatore perché le variabili di applicazione (contrariamente a quanto accade per i cicli professionali) possono essere le più disparate: un prodotto può durare di più o di meno a seconda se viene applicato in una giornata con un clima secco oppure umido, se viene diluito più o meno, se viene steso in una o più mani e potrei proseguire a lungo con esempi del genere. Quando si parla di applicazione professionale si parla di cicli di applicazione che prevedono precise regole da seguire, è evidente che non si può pretendere la stessa cosa da un privato.

Però ci sono marche che garantiscono il loro prodotto per 6/8 anni.

I  concorrenti sono liberi di condurre le proprie politiche commerciali. Noi seguiamo altre strade.

I prodotti della linea Rio Verde vengono dalle gamme professionali Renner?

Certamente, estrapoliamo i prodotti RioVerde direttamente dai cicli professionali che ci consentono di poter offrire il massimo della qualità.  Gli unici interventi che facciamo riguardano piccoli ritocchi alla resina per migliorare e rendere più facile l’applicabilità a pennello.

Abbiamo notato che i prodotti Rio Verde li troviamo in molti colorifici e rivendite tradizionali ma non nei centri brico della grande distribuzione, come mai?

Voglio premettere che noi abbiamo un profondo rispetto sia per tutte le insegne della grande distribuzione come per tutte le marche concorrenti che hanno scelto di servirle. Per quanto ci riguarda preferiamo il canale tradizionale perché è in grado di garantire un livello di vendita assistita impossibile da riscontrare in una grande distribuzione a libero servizio. I nostri sono prodotti di alta qualità e possono essere apprezzati meglio se spiegati nelle loro caratteristiche e peculiarità.

Marzo 2015

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