INTERNET COME UN GRANDE MAGAZZINO

INTERNET COME UN GRANDE MAGAZZINO.
DA “IL PARADISO DELLE SIGNORE” DI EMILE ZOLA’

Il libro, che da un punto di vista letterario non considero un
capolavoro, pur se scritto con quella sapienza che solo i grandi autori
(e Zola ha un posto di grande importanza nel mio cuore di lettore)
sanno offrire sempre, racconta, esplorando l’universo femminile della Parigi del 1880,
la nascita e l’espansione della grande distribuzione specializzata (il
“Paradiso delle Signore” è un grande magazzino di tessuti, vestiti,
intimo, ecc.).

“… Octave infiammato dal desiderio di
convincerlo, gli si confidava anche più apertamente, spiegandogli il
meccanismo del nuovo commercio delle novità. Il bandolo di questo
commercio era uno solo: il giro continuo e rapido del capitale che
bisognava trasformare in merci quante più volte in un anno fosse
possibile. Quell’anno, per esempio, il suo capitale che era di soli 500
mila franchi, aveva fatto il giro quattro volte ed aveva così prodotto
per due milioni: una inezia, doveva fruttare dieci volte di più,
perché, affermava, che era sicuro di fare, fra poco, in modo che il
capitale dovesse in certe sezioni del negozio rispendersi e
riincassarsi quindici o venti volte.

«Lei capisce,
signor barone, che tutto il meccanismo sta lì. E’ una cosa
semplicissima ma bisognava inventarla. Non abbiamo bisogno di molto
denaro; il nostro unico sforzo è di far presto a disfarci delle
mercanzie comprate, per comprarne delle altre. Così il capitale da
frutto tante volte quante è riinvestito e noi possiamo contentarci di
un guadagno piccolissimo. Siccome le spese generali raggiungono
l’enorme cifra del 16% e noi non prendiamo sugli oggetti che il 20% di
guadagno, il frutto è soltanto del 4%. Ma saranno milioni quando si
tratterà d’una grande quantità di merce e la rinnoveremo continuamente
… Mi spiego? E’ una cosa semplicissima.
»

Il barone
tentennò di nuovo il capo. Lui che aveva protetto le imprese più ardite
e che era ancora famoso per la sua audacia nei primi tentativi
dell’illuminazione a gas, restava duro e non persuaso.

«Capisco – rispose -. Voi vendete a buonissimo prezzo per vendere molto
… Ma bisogna vendere però, ed io vi domando da capo: a chi venderete?
Come potete sperare di tenere viva una vendita così enorme? »

Uno scoppio di voci che veniva dalla sala (la scena si svolge
all’interno del grande negozio. I due sono sulla balconata che da sulla
sala grande dove erano posti in vendita i tessuti – nd.r.) interruppe
le spiegazioni di Mouret. Era la Guibal la quale diceva che le gale di
trina antica d’Alençon le sarebbero piaciute di più messe soltanto a
grembiule.
«Ma, cara mia – diceva la de Boves – anche il davanti è tutto trine. Un vestito così ricco non l’ho visto mai. »

… … …  «Eh! – disse finalmente Mouret, quando potè parlare – pur
di sapere vendere si vende quello che si vuole! La nostra vittoria sta
lì. »
Allora, col suo brio da meridionale, con frasi calde che
suscitavano l’immagine delle cose, mostrò il nuovo commercio nella
nevrosi del lavoro. Disse dapprima della potenza dell’ammucchiamento
fatta dieci volte maggiore; tutte le mercanzie accumulate tutte in un
punto solo, sorreggendosi a vicenda e a vicenda raccomandandosi; non un
momento di riposo, la roba di stagione sempre pronta e di banco in
banco la compratrice era presa, qua pigliava la stoffa,più in  là
il filo, in un altro posto il mantello; si vestiva; poi si imbatteva in
qualcosa che non si aspettava e doveva cedere al bisogno dell’inutile e
del grazioso. Poi esaltò i prezzi in “numeri veri”. La grande
rivoluzione delle novità dipendeva dal prezzo fisso. Se il vecchio
commercio, il commercio minuto dava l’ultimo respiro era perché non
poteva sostenere la guerra dei prezzi bassi, mossagli dal cartellino in
numeri chiari e lampanti. La concorrenza si faceva sotto gli occhi
stessi del pubblico; chiunque passeggiasse davanti alle vetrine sapeva
i prezzi della tal cosa e della tal’altra; bisognava che tutti i
magazzini ribassassero i si contentassero del guadagno più piccolo
possibile: nessun inganno, non più retate preparate da tempo su una
stoffa venduta il doppio di quel che vale, ma affari correnti, un tanto
per cento fisso su tutte quante le merci, e la fortuna consisteva nel
buon procedere d’una vendita larghissima, appunto perché fatta
all’aperto, senza misteri. Non era una stupenda invenzione? Metteva
sottosopra il mercato, trasformava Parigi, perché era fatta con la
carne e con sangue della donna.

«Ho la donna io! M’infischio
del resto. », disse in una confessione brutale che gli fu strappata dal
fervore col quale parlava.
A quel grido il barone Hartmann parve
scosso. Il suo sorriso perdeva la sottile punta d’ironia e vinto a poco
a poco da quella fede, guardava il giovanotto per il quale cominciava a
sentire dell’affetto.
«Zitto! – gli sussurrò paternamente -. Se no vi sentono. »

… … … in poche parole bisbigliate in un orecchio al barone terminò di
spiegargli il meccanismo del gran commercio moderno. Allora anche più
in alto, proprio in vetta, come fine ultimo, apparve lo sfruttamento
della donna. Tutto andava a finire lì. Il capitale rinnovato
incessantemente, il sistema di ammucchiamento delle merci,
l’esposizione che attrae, i prezzi in numeri veri che impediscono ogni
sospetto di frode. La donna era quella che i magazzini si disputavano
con la concorrenza, quella che pigliavano continuamente nel tranello
delle loro “occasioni straordinarie”, dopo averla stordita con il lusso
delle vetrine. Avevano svegliati in lei nuovi desideri, erano una
tentazione immensa alla quale ella soccombeva fatalmente, cedendo da
principio alle compere necessarie, poi vinta dalla civetteria e poi
divorata. Facendo dieci volte maggiore la vendita, democratizzando il
lusso, divenivano un terribile incitamento alle spese: buttavano
all’aria le famiglie, eccitavano la pazzia della moda, sempre più cara.
E se la donna nei magazzini era regina, adulata e accarezzata nelle sue
debolezze, circondata di cortesie, era una regina di cui i sudditi
fanno mercato e che paga con una goccia di sangue ciascuno dei suoi
capricci.

… … … «Abbiate dalla vostra le donne – disse a voce bassa il barone, ridendo audacemente – e venderete il mondo. »

Il barone aveva capito. Gli erano bastate poche frasi per indovinare il
resto, e un commercio fatto con tanta galanteria lo infiammava … Ma
anch’egli, come Bourdoncle, ebbe a dire per la sua vecchia esperienza.
«Badate che si vendicheranno. »

L’utilizzo di internet può portare risultati e soddisfazioni insperate,
però ci si deve convincere che non basta mettere on line il proprio
catalogo cartaceo, internet è un medium e in quanto tale ha le
sue dinamiche di comunicazione che devono essere conosciute, rispettate
e applicate da professionisti esperti. Solo in questo modo si potranno
ottenere i migliori risultati. In Italia tutto ciò ancora sfugge, negli
Stati Uniti, a onor del vero non da molto tempo, hanno finalmente
capito e i risultati non sono tardati a venire. Interessanti sono i
risultati dello studio realizzato dalla DoubleClick, società
specializzata nelle indagini sull’utilizzo della rete, sulla base di
2.000 interviste effettuate negli Stati Uniti nel dicembre 2003. La
ricerca aveva lo scopo di studiare le modalità di avvicinamento
all’acquisto da parte dei consumatori, restringendo l’indagine a dieci
categorie di prodotto: tv e cinema, salute, telecomunicazioni,
automobili, cibi e bevande, prodotti per la casa, elettronica di
consumo, turismo, settore bancario e finanziario. I risultati sono
sorprendenti, infatti in sede di conoscenza dei prodotti l’advertising
tradizionale su stampa e televisione è ancora la fonte di informazione
per sette categorie su dieci. Fanno eccezione il turismo e i settori
bancario e finanziario dove internet ha ormai assunto un ruolo predominante.
Se però ci si sposta verso le fasi successive alla conoscenza, cioè
verso l’acquisto, si scopre che per ottenere  le informazioni
necessarie per decidere se acquistare o meno un determinato prodotto,
internet diventa lo strumento più importante in sei categorie su dieci
(turismo, auto, banca, finanza, elettronica di consumo, cibi e
bevande). Il valore di Internet cresce ulteriormente quando si chiede
al consumatore quale media è più importante al momento della decisione
di acquistare un determinato prodotto. Qui il dominio, la predominanza
di internet sale fino a sette categorie su dieci. Restano escluse solo
film e cinema, salute, e telecomunicazioni. In particolare, l’indagine
di DoubleClick ha poi stimato il grado di influenza all’acquisto
dei diversi media, con una scala di valore da 1 a 7. Tv e stampa
spiccano in sole tre categorie: film e cinema (5,0 il grado medio di
influenza della tv) , cibi e bevande (4,8 con la stampa in testa) e i
prodotti per la casa (3,0 anche in questo caso risulta vincente la
stampa). In tutte le altre categorie internet soddisfa maggiormente il
cliente, soprattutto per ciò che riguarda prodotti finanziari e bancari
(grado di soddisfazione al 4,5 e al 3,9) e salute (3,9).

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