I CONTENUTI

I CONTENUTI

Lo sviluppo tecnologico, la crescita della rete e della sua concettualizzazione, il moltiplicarsi di mezzi
per la comunicazione, impongono alcune riflessioni. Fino al secolo
scorso, il che significa cinque anni fa, i media erano ben definiti
(stampa, TV, radio) e riconosciuti dal pubblico sulla base di
un’offerta molto precisa. La stampa aveva il ruolo dell’informazione (i
telegiornali o i radiogiornali non hanno mai coperto, e mai potranno
farlo, la mole di notizie proposta da un quotidiano), la televisione
svolgeva un ruolo fondamentale nell’intrattenimento (film, sceneggiati,
varietà, ma anche informazione purché debitamente spettacolarizzata) e
la radio è sempre stata la colonna sonora della vita di molti (Eugenio
Finardi agli albori delle radio private cantava: “… con la radio si può
scrivere, leggere o cucinare, non c’è da stare immobili seduti lì a
guardare…”). Oggi non è più così.

I nuovi media su cui abbiamo ragionato fino ad ora, hanno allargato moltissimo lo spettro dell’offerta mediatica.
Oggi la televisione non è più espressione di un contenuto preciso (il
TG alla una e alle otto, il quiz il giovedì sera, il varietà del sabato
sera, il film del lunedì, ecc.), è diventata uno schermo, un elettrodomestico
che mi consente di accedere a tanti tipi di contenuto. A questo schermo
posso collegare un decoder per seguire l’offerta dei canali
satellitari, un lettore DVD oppure un vecchio videoregistratore per
vedermi i film che mi sono comprato o noleggiato, una consolle per
videogiochi per divertirmi da solo o con mio figlio, posso collegarla
al cavo o all’ADSL e accedere all’offerta di Fastweb (ma tra poco anche
di altri operatori) con la possibilità di scegliere film, documentari,
di accedere a internet, di controllare la mia bolletta telefonica, e
via di questo passo. Oggi si parla di multimedialità e con la multimedialità è cresciuta l’importanza del contenuto.

La società si sta frammentando
e con essa le necessità, le esigenze e le voglie di comunicazione dei
consumatori. Internet ci ha ormai abituato a trovare tutto quello che
ci serve velocemente e comodamente dal computer di casa (informazione,
servizi, curiosità, svago) e lo stesso tendiamo a pretenderlo, sempre
di più, anche dagli altri media. E’ evidente che ciò non è possibile
perché ogni media ha le sue caratteristiche, le sue
potenzialità e il suo linguaggio ed è per questo che se si vuole la
completezza della comunicazione e dell’informazione bisogna ragionare
in termini multimediali, prendendo il meglio di ciò che ogni media è
tecnicamente in grado di proporre.

Il pubblico si sta orientando gradualmente in questo senso, non altrettanto mi pare stiano facendo gli operatori della comunicazione.
In campo televisivo l’offerta del satellite, e mi pare che anche il
nuovo digitale terrestre si stia muovendo in tal senso, ricalca quella
della vecchia televisione generalista. Non importa che in Sky
ci sia la divisione per canali, il contenuto proposto è comunque per la
stragrande maggioranza dominato dai film e dallo sport (in particolare
il calcio). Un tipo di offerta che potrebbe andare benissimo: è molto
meglio per qualsiasi utente avere la possibilità di scegliere tra 40
film invece che tra 4, ma non è sufficiente. La televisione avrebbe la
grande possibilità di proporre quei contenuti tematici e
specializzati fino ad oggi riservati alla carta stampata. Esistono
degli esempi, anche di grande valore come Rai Sat Gambero Rosso per la
cucina, Sailing Channel per la nautica, Discovery Channel o National
Geographic per la natura e i documentari, ma è troppo poco. Non
troviamo nulla sul bricolage, sulla casa, sulla spesa, sulla scuola,
sulle fiere, sugli eventi del territorio in cui abitiamo e potrei
drammaticamente andare avanti ancora a lungo. Murdoch al suo
sbarco in Italia dichiarò che la sua missione sarebbe stata quella di
fare concorrenza alla televisione generalista. Così ha fatto e così sta
continuando a fare, con risultati che francamente non mi paiono
entusiasmanti, considerando le polemiche che sistematicamente si
affollano intorno a Sky Italia e alle denunce delle Associazioni dei
consumatori.

Certo da un punto di vista squisitamente produttivo e distributivo è molto più semplice acquistare i diritti
di trasmissione dei film di una casa cinematografica che mettere in
piedi un canale televisivo sul bricolage. In questo caso si dovrebbe
costruire una televisione vera e propria, con idee innovative (quanto
meno perché non è mai stata fatta) e con una redazione e uno staff in
grado di renderle concrete. Gestire l’offerta dei film è molto più
semplice: è sufficiente confezionare una bella scatola dentro la quale
mettere i film e, di volta in volta, tirarne fuori uno. Ma per fare
questo non serve una piattaforma satellitare, esistono già i DVD e le
videocassette (il cui noleggio costa quanto l’acquisto con Sky) e tra
poco esisterà anche la possibilità di scaricare film da internet (in
realtà esiste già ed è una pratica già ampiamente diffusa negli Stati
Uniti e che si sta diffondendo anche in Europa, però al momento si deve
parlare di pirateria, come accadeva con la celebre Napster per la
musica e come continua ad accadere con altri portali figli di Napster).
Mi domando, ma quanti film ci vorranno mai far vedere in una vita?
Intendiamoci, va benissimo che esista un’ampia offerta di film, ma non
basta.

Gli esempi alternativi che posso portare sono in
effetti veramente pochi. Tra questi una menzione speciale la merita
indubbiamente Art Attack, un programma per ragazzi che propone
sostanzialmente la realizzazione di piccole cose con la carta, i
colori, la colla e quant’altro si possa trovare in casa. L’obbiettivo è
quello di soddisfare quelli che loro chiamano “attacchi d’arte”. Il
programma è molto semplice e poco costoso, però è costruito con gusto e
propone sempre idee simpatiche e, in effetti, facilmente realizzabili.
Art Attack è un format internazionale della Disney, trasmesso,
ciascuno con un proprio adattamento, in 4 Paesi europei. Il contenuto
del programma è costituito da brevi filmati didattici sulle costruzioni
e sui lavoretti proposti e uno spazio spettacolare in cui Neil Buchanan
(un vero genio), realizza enormi quadri, usando i materiali più
disparati e colorati (sabbia, posate, stracci, attrezzi da giardino e
quant’altro), che, ripresi dall’alto offrono un effetto veramente
straordinario. Naturalmente i filmati didattici non hanno mai la
presenza di un protagonista, ma solo delle mani, in modo che ogni
Nazione possa facilmente adattare il format alle proprie esigenze
televisive. Il risultato è un successo veramente importante:
oltre ad avere vinto il Telegatto nella sezione TV per ragazzi negli
ultimi due anni e il premio A.GE.-Chiara D’Assisi, promosso
dall’Associazione Genitori, Art Attack, secondo una ricerca svolta
dalla Doxa, ha una audience e un apprezzamento tra il pubblico di
bambini e ragazzi inferiore solo, nella stessa fascia oraria, a Tom
& Jerry e a Striscia la Notizia, pareggiando con Dragon Ball e
Sarabanda e vincendo su Saranno Famosi, i Simpson, Lupin e Passaparola.
Non solo. Art Attack lo troviamo nel palinsesto Rai ma anche nel canale
satellitare Disney Channel, in edicola, sotto forma di mensile
cartaceo, in libreria con una collana di libri Art Attack e nelle
piazze con eventi territoriali rivolti ai bambini. Il mensile peraltro,
sempre secondo la Doxa, si pone al secondo posto nelle vendite di
mensili per ragazzi subito dopo Paperino ma prima di Barbie, de I
Grandi Classici e di Paperinik. Eppure è semplicemente un programma/giornale/libro/evento
dove si spiega ai ragazzi come fare un origami, oppure come dare
movimento a un disegno, oppure come costruire un porta oggetti con una
scatola. Basso costo ma ricchezza di contenuti. Una ricetta semplice ma
straordinariamente efficace.

Rimane un caso isolato, però la nascita e la crescita del digitale terrestre,
a detta di tutti i protagonisti di questo sviluppo, risolverà il
problema dell’assenza di un’offerta di canali e di contenuti tematici e
specializzati. Per esempio Carlo Sartori, presidente di Rai Sat, nell’aprile 2004 diceva: “Il
sistema televisivo nel suo complesso ha il dovere di garantire che
tutti gli interessi abbiano la stessa dignità: se io amo la musica
classica, o l’opera, o il teatro, o i reportage d’autore, non devo
aspettare notte fonda, qualche giorno al mese, per poter curare quel
mio interesse. Un tempo si rispondeva: i canali sono pochi, bisogna
soddisfare le grandi maggioranze del Paese. Oggi, domani, con il
digitale terrestre, questa sarà soltanto una stupida scusa. Questa è
dunque la vera sfida del digitale terrestre: far sì che una rivoluzione
tecnologica, comunque necessaria per l’apparato industriale della
televisione, diventi anche un’occasione (l’unica rimasta?) per una
crescita di creatività e di qualità
“. Parole sacrosante. Spero che
Carlo Sartori, continui a pensarla in questo modo, ma non ho dubbi,
anche dopo la revoca della sua delega al digitale terrestre (successiva
alla dichiarazione riportata) e che possa fare molti accoliti in Rai e
non solo.

Le nuove tecnologie hanno consentito di poter
lavorare con mezzi che permettono lo sviluppo sia numerico che
qualitativo dell’offerta, in più offrono l’opportunità di una vera
rivoluzione nei rapporti con il pubblico derivante dall’interattività. L’impressione è che oggi ci si fermi qui, quando invece l’importante sarebbe la progettazione di contenuti
in grado di sfruttare le potenzialità messe a disposizione dalle
tecnologie. La Tv può anche essere interattiva ma se il contenuto che
viene proposto non lo è, io non mi accorgo nemmeno che esiste
l’interattività.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *



Questo articolo ti è stato utile o potrebbe essere utile ai tuoi amici? Condividilo!

Torna all'elenco degli articoli

ricerca-articoli Ricerca articoli

Bricoliamo ha un archivio di oltre 2000 articoli tra guide, tutorial, prove e consigli su giardinaggio e fai-da-te.
Utilizza la ricerca per trovare ciò che ti serve!