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Come combattere il calcare

rubinetto
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Il calcare è un vero problema: rovina gli elettrodomestici, fa consumare inutilmente energia elettrica, rende la biancheria ruvida e la pelle secca. Ma da dove arriva? E perché è così invasivo? L’acqua che alla fine del suo percorso arriva nelle nostre case, proviene dalle falde del sottosuolo dove attraversa strati dalla diversa composizione, tra questi anche quelli calcarei che rilasciano nell’acqua i sali di calcio e magnesio.

Quando si parla di “durezza” dell’acqua si indica proprio la concentrazione di calcio e magnesio nella stessa. Naturalmente la quantità di calcare presente nel terreno è diversa in ogni zona d’Italia. La prima cosa da fare è verificare il livello di durezza dell’acqua del proprio comune. Potete trovare facilmente questo dato nel sito di Assocasa (Associazione Nazionale Detergenti per l’Industria e la Casa) cliccando sul link che riportiamo in fondo nella Rotta di Navigazione (troverete una piccola maschera di ricerca in cui scrivere il nome della vostra città e provincia: dopo l’invio apparirà il valore massimo, minimo e medio della durezza della vostra acqua).  Questo dato è importante perché in presenza di acqua particolarmente dura i tensioattivi dei detersivi perdono potere pulente. Il risultato è un maggior uso di detersivo: una scelta costretta ma certamente antieconomica e antiecologica.

La durezza dell’acqua si misura in gradi francesi: 1° F corrisponde 10 mg/l di carbonato di calcio. Da 0 a 15° F le acque si considerano dolci; da 16 a 22° F di media durezza; da 23 a 35° F molto dure e oltre i 35° F durissime.

A fronte della verifica che vi abbiamo suggerito, se scoprite di abitare in una città con un’acqua particolarmente dura è bene intervenire. Sostanzialmente esistono due modalità di intervento: i decalcificatori a campo magnetico e quelli a polifosfati. Attenzione. Diffidate dei prodotti che vengono presentati come “depuratori” dell’acqua: oltre al fatto che definirli in questo modo è vietato dalla legge, non esistono apparecchi casalinghi in grado di depurare veramente e completamente l’acqua, esistono invece prodotti specifici che risolvono un problema specifico.

I decalcificatori a campo magnetico approfittano del fatto che il carbonato di calcio è una molecola polare e quindi ha un polo positivo e uno negativo (l’aumento della temperatura – ecco perché usando acqua fredda il problema del calcare si affievolisce – fa in modo che i due poli si avvicinino dando luogo all’unione delle due molecole e quindi del carbonato di calcio). Quando l’acqua entra nel decalcificatore deve passare attraverso due magneti che caricano di energia le molecole, le quali non hanno più la forza di legarsi tra loro. Il vantaggio del decalcificatore a campo magnetico è che lascia inalterata l’acqua.

I decalcificatori a polifosfati intervengono anch’essi sulla polarità della molecola di carbonato di calcio, ma isolando i due poli (un po’ come quando si usa il nastro isolante per evitare il contatto tra due fili elettrici). Questi decalcificatori mescolano all’acqua piccole quantità di molecole simili a quelle anfipatiche, cioè molecole con regioni polari (idrofile) ed apolari (idrofobiche) e perciò con una parte solubile e l’altra insolubile in acqua. In questo modo il lato polarizzato si attacca alle molecole di calcare e il lato opposto, non polare, evita che le stesse molecole possano congiungersi tra di loro: le molecole di carbonato di calcio risultano così “isolate”. Il vantaggio dei decalcificatori a polifosfati sta nella maggiore efficienza rispetto a quelli magnetici, lo svantaggio è che l’acqua così trattata non è più potabile e quindi può essere usata solo per il lavaggio e non per scopi alimentari.

L’installazione di entrambe i sistemi: il decalcificatore magnetico per l’acqua di casa e quello a polifosfati per l’acqua della lavatrice e della lavastoviglie può portare ad una drastica riduzione del problema del calcare: anche fino al 90%.

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